Fondi Ue 2021-2027, Caputo: Fondamentale il ruolo dei territori, valorizziamo quanto fatto in questi anni

0
87

Poco di nuovo rispetto al passato ma la necessità di consolidare gli strumenti messi in campo col ciclo 2014-20: così sintetizza la situazione Mario Caputo, esperto di politiche di coesione, alla vigilia di mesi cruciali che porteranno nel 2019 alla definizione compiuta del nuovo regolamento di programmazione dei fondi strutturali. Parla dal tavolo dei relatori nella sala convegni del Museo di Pietrarsa in occasione dell’appuntamento organizzato il 6 dicembre scorso dalla Fondazione Ifel per discutere di POST2020, ossia di cosa si dovranno attendere Regione ed enti locali con la costruzione della futura politica di coesione.

L’analisi parte da ciò che in questi anni è avvenuto in Europa, dai numeri che la Commissione europea ha reso pubblici con la relazione strategica 2017. Caputo li snocciola in fila: 3.800 strategie urbane e territoriali, 900 strategie integrate di sviluppo sostenibile, 115 miliardi del Fesr investiti nelle città, 1,5 miliardi di Fse per lo sviluppo urbano sostenibile, 370 milioni di euro per azioni innovative urbane. Numeri, dice l’esperto, che fanno capire il contributo importante dato dal Fondo Sociale Europeo nello sviluppo urbano sostenibile.

Da una prima comparazione su una base di 1.057 strategie, “emerge in maniera interessante che l’Italia con 120 strategie è l’unico paese ad aver scelto di utilizzare tutte e quattro le tipologie di strumenti censiti e cioè il programma operativo dedicato Pon metro, l’asse urbano dedicato, l’ITI (Investimento territoriale integrato) urbano e l’ITI non urbano. La Francia è invece quello che registra il numero più elevato di strategie. In molti paesi c’è stata una scelta netta, per esempio 10 Paesi hanno attuato lo sviluppo urbano soltanto tramite ITI, 14 l’hanno fatto soltanto tramite Asse dedicato. L’Italia, dunque, è fra i pochi paesi che hanno optato per un’attuazione mista”.

Scendendo più nel dettaglio, l’attuazione dell’agenda urbana nel nostro Paese si è concretizzata in 11 regioni con la scelta dell’Asse prioritario dedicato, in 6 con l’Investimento territoriale integrato. La cosa interessante in questo caso, al di là di altri numeri (un miliardo e 600 milioni di euro programmati, 181 autorità urbane selezionate) è che in 16 casi sui 17 le città si sono proposte come organismo intermedio, “una positiva novità rispetto al passato quando soltanto Campania e Umbria si erano mosse per questa opzione”.

Altra nota positiva si registra nella vitalità delle città italiane che su tre bandi per le Azioni Innovative Urbane sono riuscite “a candidare 237 progetti. Di questi ne sono stati finanziati solo 5 per un ammontare di 21,4 milioni di euro del Fesr ma è significativo il numero di candidature, visto che su 760 totali il nostro paese ne esprime in pratica un terzo”. Questo dimostra il protagonismo comunale e la voglia di partecipazione da parte dei territori.

Quello che si richiede con la nuova programmazione è una maggiore flessibilità tematica, una semplificazione delle procedure e una più decisa capacità di governance multilivello. Anche perché, come fa notare Caputo, “a dare la copertura strategica a questo nuovo impianto c’è il fatto che tra i cinque obiettivi strategici che sostituiranno gli attuali undici obiettivi tematici ce n’è uno che richiama direttamente al ruolo dei territori”.

“Poco di nuovo” si diceva all’inizio. Poco male per Caputo, che conclude: “Partirà probabilmente una nuova stagione di grande dibattito sul ruolo dei territori nella programmazione. Credo che in questi anni si sia lavorato intensamente per cercare di mettere insieme macchine in grado di funzionare. L’auspicio è che ora non si butti via il bimbo con l’acqua sporca. Non ricominciamo sempre daccapo, cerchiamo piuttosto di valorizzare tutto quello che in questi anni abbiamo costruito all’interno del quadro europeo comune di riferimento”.

Clicca qui per scaricare le slide dell’intervento di Caputo in formato pdf

Guarda l’intervista a Caputo a margine del convegno di Pietrarsa

 

Guarda l’intervento di Caputo al convegno di Pietrarsa

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here