PIL: Italia e Campania a confronto nell’ultimo decennio

Giorgia Marinuzzi e Walter Tortorella IFEL-Dipartimento Studi Economia Territoriale

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Abstract

L’articolo presenta i dati del PIL del nostro Paese negli ultimi 10 anni, con un focus particolare sulla regione Campania.  Partendo dai i dati ufficiali Istat di contabilità nazionale si offre una interessante fotografia sull’andamento dell’economia nazionale e poi regionale.

Analizzando i dati ufficiali Istat di contabilità nazionale è possibile analizzare la dinamica del PIL in Italia negli ultimi 10 anni (Figura 1). Dal 2008 al 2017 il livello del PIL ai prezzi di mercato è cresciuto, passando da 1.632.151 milioni di euro a 1.716.935 milioni di euro, tuttavia tale aumento non è determinato da un trend positivo di tutte le componenti del PIL.

Le due voci che hanno trainato in misura più consistente il PIL italiano sono state quella dei consumi privati, con un incremento di 76 miliardi di euro in 10 anni e quella delle esportazioni nette, salite di circa 66 miliardi di euro tra il 2008 e il 2017. Tali componenti sono riuscite ad arginare e compensare gli effetti del crollo degli investimenti sul livello del PIL: sono stati infatti proprio questi ultimi ad aver maggiormente influito in negativo sulla dinamica del PIL italiano negli ultimi anni. Tra il 2008 e il 2017 gli investimenti si sono ridotti di 46 miliardi di euro, dei quali il 78%, pari a una perdita di 36 miliardi, riconducibile agli investimenti privati e il 22%, ossia oltre 10 miliardi, a quelli pubblici.

Ciò che preoccupa dunque è la scarsa propensione dei privati ad investire nel nostro Paese, combinata con la scarsa disponibilità di risorse pubbliche (in forte contrazione e soggette a vincoli di bilancio) non più sufficienti ad alimentare gli investimenti, specialmente quelli infrastrutturali, di cui l’Italia ha una gran fame per sostenere la domanda aggregata (nel breve periodo), ampliare i livelli di servizio, ridurre i divari economici territoriali, recuperare competitività.

Figura 1 Variazione del PIL in Italia, confronto 2008/2017

Scendendo a livello regionale si sconta la disponibilità di un anno in meno nelle serie storiche dei conti economici territoriali Istat e di due anni nell’analisi delle determinanti del PIL per settori istituzionali (pubblico/privato).

Considerando le variazioni percentuali del PIL pro capite dall’inizio della crisi all’ultimo anno per il quale i dati sono disponibili a livello territoriale (Tabella 1), si osservano dati fortemente negativi nel biennio 2008-2009 e in quello 2012-2013, al netto di limitatissime eccezioni. In particolare è proprio il 2009 l’anno per il quale le variazioni percentuali del PIL toccano i valori più critici. Al contrario appare piuttosto diffusa a livello regionale la ripresa nel 2015 e nel 2016.

Concentrando l’attenzione sul dato della Campania si osserva come la regione sia stata da un lato tra quelle più colpite dalla grande crisi economica e finanziaria, con una perdita di circa 15 punti di PIL tra il 2008 e il 2013 e dall’altro è tra le regioni italiane ad aver mostrato il maggior dinamismo nella fase di ripresa, riuscendo a recuperare nel periodo 2014-2016 più del 4% di PIL rispetto ai livelli precedenti alla crisi. In particolare, assodato che nel 2016 la maggior parte delle regioni abbia registrato una crescita del PIL pro capite, l’aumento più marcato si riscontra proprio in Campania, con un +3,4% rispetto all’anno precedente.

Tabella 1 Variazioni percentuali del PIL pro capite, per regione e ripartizione geografica, 2008-2016
Territorio 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016
Piemonte -3,0 -8,8 3,4 0,8 -4,8 -0,3 -0,8 1,5 0,8
Valle d’Aosta -0,9 -6,8 4,6 -0,9 -0,8 -6,3 -1,3 -0,8 0,6
Liguria -0,7 -6,7 -0,9 0,4 -3,4 -2,5 1,1 0,6 0,2
Lombardia 0,7 -6,8 3,7 -0,2 -3,4 -2,7 0,1 1,1 1,1
Trentino-Alto Adige -1,7 -3,6 1,9 0,7 -0,5 -0,5 0,0 0,5 1,1
Veneto -3,1 -6,5 1,5 1,2 -3,5 -1,3 0,3 1,5 1,1
Friuli-Venezia Giulia -3,5 -7,5 3,0 0,1 -4,5 0,4 -0,2 2,5 0,9
Emilia-Romagna -2,2 -7,9 1,4 1,9 -3,2 -1,3 0,6 0,8 1,9
Toscana -2,4 -4,8 0,5 0,4 -2,0 -2,4 1,2 0,4 1,1
Umbria -2,6 -9,0 1,1 -1,1 -4,7 -3,0 -2,6 3,1 -1,0
Marche -4,2 -5,6 0,3 -0,2 -3,8 -2,2 1,9 -0,3 1,0
Lazio -3,4 -3,9 -0,5 -0,3 -5,3 -4,1 -1,3 -0,3 1,0
Abruzzo -1,1 -6,7 1,9 2,3 -1,8 -2,6 -0,7 0,5 0,5
Molise -5,1 -3,9 -1,0 -1,3 -3,0 -7,3 -1,0 2,5 3,3
Campania -2,3 -5,2 -2,4 -1,6 -2,7 -3,0 0,1 1,9 3,4
Puglia -3,3 -4,9 0,5 0,1 -1,0 -2,7 0,1 1,3 0,0
Basilicata -3,3 -5,6 -2,5 2,4 -1,4 2,5 -1,1 9,3 0,9
Calabria -1,4 -4,0 -0,8 -0,6 -3,9 -3,5 -0,8 1,6 1,1
Sicilia -2,0 -4,6 -0,7 -1,9 -2,6 -2,6 -2,6 1,1 0,2
Sardegna 0,0 -4,7 -0,5 -1,0 -1,3 -3,6 -0,7 2,5 -0,6
Italia -1,8 -6,0 1,3 0,2 -3,3 -2,2 -0,1 1,1 1,1
-Centro-Nord -1,8 -6,4 1,8 0,4 -3,7 -2,1 0,0 0,9 1,1
-Mezzogiorno -2,1 -5,0 -0,8 -0,8 -2,2 -2,8 -0,8 1,7 1,1
Fonte: elaborazione IFEL-Dipartimento Studi Economia Territoriale su dati Istat, anni vari

Come prima anticipato, è possibile replicare la Figura 1 relativa alla scomposizione del PIL a livello regionale arrestandosi al 2015, forse il primo anno in cui si può iniziare a parlare di una ripresa generalizzata post-crisi.

Per il periodo temporale a disposizione (2008-2015), in Campania, il PIL in valore assoluto ai prezzi di mercato appare ancora in diminuzione, passando dai 105 miliardi di euro del 2008 ai 102 miliardi del 2015 (Figura 2), con una variazione del -3% imputabile in larga parte ad un crollo della componente privata degli investimenti (-4,5 miliardi di euro) e alla componente pubblica dei consumi (-2 mld). L’unica “grandezza” che ha in parte compensato tale declino è stata quella relativa alle esportazioni nette, cresciute in 8 anni di oltre 4,8 miliardi di euro.

Resta, a questo punto, di attendere i prossimi dati ufficiali dell’Istat che dovrebbero cogliere la ripresa già più evidente del 2016 e la conferma del 2017. Nell’ultimo Rapporto di Banca d’Italia dedicato all’economia della Campania[1], pubblicato a giugno 2018, si legge infatti di una prosecuzione della ripresa dell’attività economica, anche se più attenuata rispetto al triennio precedente, fermo restando ancora una serie di ampi divari rispetto al resto del Paese (condizioni reddituali delle famiglie, accessibilità dei giovani al mercato del lavoro, produttività delle imprese).

 

Figura 2 Variazione del PIL, regione Campania, confronto 2008/2015

[1] Banca d’Italia (2018), “L’economia della Campania”, Collana “Economie regionali”, numero 15 – giugno 2018.

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