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Fondazione IFEL – Il futuro della formazione guarda al modello Netflix

di Valeria Mucerino e Salvatore Parente

Un modello alla Netflix da applicare alla formazione della pubblica amministrazione, non in termini di puro intrattenimento, ma inteso come un catalogo di contenuti formativi in grado di tenere alto il livello di attenzione tra gli utenti. È questa la nuova frontiera nel campo del lifelong learning che trova la sua esecuzione nell’utilizzo dei MOOC (Massive Open Online Courses) che tanto stanno spopolando negli ultimi anni, con la pandemia che ha inevitabilmente dirottato la formazione verso la modalità e-learning. “Il futuro è un futuro alla Netflix – spiega Walter Tortorella, Capo Dipartimento Economia Locale e Formazione della Fondazione IFEL – cioè un futuro in cui sostanzialmente si avranno delle library organizzate per aree tematiche da consultare anche la sera, o quando se ne ha il tempo. Un sistema on demand in base al quale ti metti lì, schiacci il tasto play e ti vedi il video su una tematica che ovviamente ti coinvolge”. 

Il fenomeno è particolarmente interessante se si considera che per la formazione la scelta che fu fatta dieci anni fa da IFEL fu quella di non affidarsi all’e-learning, cioè di non prevedere attività formativa che non fosse in presenza. “La scelta – prosegue Tortorella – fu quella di utilizzare le aule disseminate su tutto il territorio nazionale, e lo si poteva fare perché IFEL è una fondazione ANCI, e l’ANCI ha sedi in ogni regione. A questa formazione in presenza, che spesso aveva l’obiettivo di essere soprattutto di alfabetizzazione o laboratoriale, veniva affiancata una formazione cosiddetta di aggiornamento attraverso webinar. Non si puntò inizialmente sui MOOC perché venivano considerati ad alta deperibilità, e il loro costo-beneficio sembrava limitato. I nostri discenti, il personale comunale piuttosto che regionale, avevano (ed hanno ancora oggi) bisogno di essere immediatamente aggiornati sulle tematiche della finanza locale: se ad esempio ci sono novità in materia di appalti ed esce un decreto appalti, non avevano il tempo di aspettare che venisse messo in piedi un modulo di e-learning. E così siamo andati avanti praticamente per quasi sei anni, senza percorrere la strada della formazione asincrona. Poi, il mondo è cambiato, ovviamente è cambiato per tanti motivi. Sicuramente è cambiato per la pandemia che ci ha costretti a casa e a ha chiuso le aule e la formazione in presenza”. 

Ed in effetti con la pandemia si è improvvisamente scoperto il ruolo chiave che poteva ricoprire l’e-learning, ossia che si potevano usare i computer, la rete, i telefonini per insegnare e imparare da qualsiasi parte, senza vincoli logistici. Per la stragrande maggioranza dei docenti e dei discenti si è trattato di una nuova esperienza. Ante Covid-19, infatti, l’idea dominante era che la didattica e la formazione, per funzionare, avessero bisogno del contatto diretto, del faccia a faccia. Ed è in questo particolare contesto che la Fondazione IFEL ha avviato una partnership con Federica Web Learning per rispondere alle esigenze di formazione dei dipendenti dei Comuni italiani e per progettare e realizzare percorsi mirati per gli enti locali. “All’inizio della fase emergenziale abbiamo sfruttato piattaforme di call-conference sicuramente utili, ma che non sono adatte a percorsi formativi medio-lunghi, sono one shot per intenderci. Attenzione, sia i webinar che le piattaforme di call-conference hanno molti vantaggi, ad esempio abbattono le barriere emozionali, nel senso che gli utenti non hanno la telecamera attiva e quindi non si intimidiscono a fare una domanda perché la scrivono in chat, ma è ovvio che non c’è la resa della continuità della formazione. Ecco Federica Web Learning ha questo, perché nasce come piattaforma di ambito universitario, prevalentemente con moduli formativi semistatici ma a cui si aggiungono sempre nuovi moduli – con una qualità scenografica e una costruzione dello storyboard altamente professionale – che aggiornano quelli precedenti. Ovviamente, nel caso specifico della pubblica amministrazione molto dell’apprendimento deve essere on time, ma in alcuni casi no, e questo ce l’ha insegnato la pandemia. Cioè, nel momento in cui c’è la necessità di fare un ciclo di docenze sul tema ‘Atti e procedimenti amministrativi per i comuni’, parliamo della stessa materia che negli ultimi cinque anni non è cambiata più di tanto. È qui che il MOOC di Federica, o comunque una formazione asincrona in e-learning, è particolarmente performante e riesce a dare elementi di grande significatività. Anche perché, noi che avevamo fatto inizialmente la scelta di non fare e-learning, di non fare FAD e di fare esclusivamente webinar e formazione in presenza, abbiamo ricevuto nelle customer satisfaction che facciamo di consueto, un gradimento complessivo per la formazione via web superiore alla presenza. Questo perché vengono presi in considerazione tanti elementi, uno su tutti: la comodità, il fatto di poterlo fare dalla scrivania dell’ufficio o da casa se si lavora in modalità smart working. Va detto, inoltre, che oggi esistono anche molti strumenti per far sì che l’asincrono, quindi i MOOC, siano quanto più possibile interattivi, utilizzando piccoli escamotage per mantenere alta l’attenzione, ad esempio ogni quarto d’ora parte un test o una domanda e se il discente non risponde il computer non va avanti”.

Appare chiaro che la sfida della digitalizzazione della PA si giochi anche attraverso la formazione, un elemento talvolta sottovalutato e che invece può fortemente incidere sull’efficienza della macchina amministrativa. Per il prossimo futuro, quello post Covid, sarà quindi importante riuscire a coniugare i diversi strumenti della formazione sulla base delle recenti lezioni apprese. “La formazione – conclude Tortorella – ha bisogno di tutte e tre le gambe: la presenza, i webinar e la formazione asincrona dei MOOC. Un percorso che può essere declinato così: una prima fase, chiamiamola di alfabetizzazione, da strutturare attraverso i MOOC, a questa si può associare, in un secondo momento, l’approfondimento delle tematiche da sviluppare con i webinar (così come abbiamo sempre fatto), dopodiché, quando l’emergenza pandemica sarà alle nostre spalle, si potrà organizzare l’aula in presenza per quella che noi chiamiamo formazione su misura. Con il PNRR ci sarà un ingresso importante di personale nelle pubbliche amministrazioni, solo per le amministrazioni comunali si stimano circa 30-35mila nuovi dipendenti. È ovvio che tutto questo personale andrà formato dall’abbiccì. In questo caso l’idea è appunto quella di procedere con una alfabetizzazione asincrona, quindi in FAD, con dei moduli di introduzione e poi fare l’aggiornamento sia in presenza, con i laboratori, che ovviamente con le piattaforme di call-conference che ormai sono ambienti di apprendimento nei quali i discenti si muovono con particolare dimestichezza”.

 

 

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