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Durante, Invitalia: “Occorre un fondo dedicato per affiancare gli Enti Locali”

di Roberta Mazzeo

Vincenzo Durante, responsabile Area Occupazione Invitalia

A quasi cinque anni dall’avvio, “Resto al Sud” si è estesa fino a comprendere aree e isole anche del centro Nord, imprese di diversi settori produttivi ed è diretta agli under 56. Per conoscere stato di avanzamento, opportunità e prospettive abbiamo intervistato Vincenzo Durante, responsabile Area Occupazione di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e dello sviluppo d’impresa, soggetto gestore degli incentivi messi a disposizione dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

Dott. Durante, come gli enti locali possono contribuire a supportare la misura “Resto al Sud”, una delle più importanti a livello europeo per sostenere lo sviluppo locale?

«Innanzitutto, accreditandosi con Invitalia. La legge istitutiva di Resto al Sud (RaS) ha previsto che tre fattispecie giuridico-organizzative possano diventare partner della misura: gli enti locali, le università e le realtà del Terzo Settore. Tali organizzazioni, accomunate dal perseguimento di finalità di pubblico interesse, possono candidarsi ad erogare servizi gratuiti di orientamento e di accompagnamento alla progettazione a beneficio delle imprese che intendono fruire dell’incentivo, contribuendo così alla sua diffusione e ad una più efficace attuazione del regime di aiuto. Il network dei soggetti partner della misura è stato esteso anche agli acceleratori d’impresa e agli Innovation hub, per qualificare ulteriormente la progettualità intercettata e diventare più performanti nel conseguimento degli obiettivi dello strumento agevolativo: contrastare la decrescita demografica e la disoccupazione nei territori d’intervento, allargandone la base imprenditoriale e riducendo così divari e diseguaglianze».

Quale è la procedura per l’accreditamento che seguono i Comuni e come si sostanzia in concreto il supporto allo sviluppo dell’imprenditoria locale?

«Il disciplinare per l’accreditamento predisposto da Invitalia è estremamente semplice; di conseguenza, sono tanti i Comuni che hanno deciso di diventare partner della misura, concorrendo alla sua attuazione su tre versanti. Innanzitutto, facilitando la diffusione delle informazioni in merito alle opportunità offerte da RaS, soprattutto in quei territori più periferici, all’interno dei quali la misura – che da quando è partita nel 2018 ha già visto 33.500 progetti presentati – è meno nota, per cui diventa particolarmente utile che gli enti accreditati svolgano attività di animazione territoriale, di organizzazione di convegni e workshop, anche in collaborazione con Invitalia. In secondo luogo, aprendo degli sportelli gestiti da personale qualificato e in grado di erogare servizi gratuiti di affiancamento consulenziale nella fase di messa a punto dei progetti, abbassando così le barriere all’accesso all’incentivo. Infine, e come hanno fatto alcuni Comuni particolarmente attivi e “illuminati”, mettendo a disposizione un grant aggiuntivo al finanziamento pubblico, peraltro di modesta entità, visto che la misura copre il 100% dei costi di startup delle iniziative agevolate (ad oggi quasi 12mila), con la sola eccezione delle spese per il personale e di consulenza».

250 sono gli enti del Centro Sud ad oggi accreditati presso Invitalia che forniscono assistenza ai potenziali imprenditori. Quali sono le modalità con cui operano?

«Gli enti accreditati, anche attivando collaborazioni – e sostenendone il costo – con giovani commercialisti operanti nei loro territori, facilitano la messa a punto dei progetti d’impresa “Resto al Sud”, che spaziano dalle attività più tradizionali, come ad esempio ristoranti e strutture ricettive, laboratori manifatturieri e attività commerciali, a quelle più innovative, come ad esempio quelle legate alle tecnologie ed alle applicazioni digitali. Occorre soprattutto affiancare quei soggetti che hanno più difficoltà nella predisposizione del loro business plan, come ad esempio i giovani disoccupati. Per questa ragione, abbiamo sottoscritto uno specifico accordo con la Fondazione con il Sud e, per il suo tramite, con tutti quegli enti di Terzo Settore che, in alcune aree particolarmente disagiate del Paese, sono da tempo impegnati in azioni volte ad accompagnare percorsi auto-imprenditoriali, anche e soprattutto delle fasce deboli della popolazione».

Come è possibile avviare un circuito virtuoso che veda il contributo concreto dei Comuni a supporto dello sviluppo imprenditoriale e dunque socio-economico dei territori?

«Per consentire ai Comuni, e alle altre tipologie di enti accreditati, di diventare ancor più presenti ed efficaci nella loro azione di affiancamento della misura RaS e dei suoi beneficiari, sarebbe necessario stanziare delle risorse dedicate, attraverso l’istituzione di un fondo che vada a cofinanziare i servizi di accompagnamento offerti dagli enti più performanti, quindi non in una logica di rimborso spese “in automatico”, ma adottando meccanismi di “payment by results”. A tale scopo, basterebbe riallocare una piccola quota – anche 15/20 milioni di euro – del 1 miliardo e 250 milioni di euro già assegnati alla misura agevolativa, mettendola a disposizione degli enti più virtuosi e maggiormente in grado di selezionare/qualificare le domande e le progettualità provenienti dai diversi territori e, in particolare e come già sottolineato, da quelli più disagiati. Gli Enti Locali, quasi sempre, non hanno al loro interno le competenze necessarie per erogare questo genere di servizi, né sono nella condizione (per ragioni ascrivibili al blocco delle assunzioni o ai vincoli di bilancio) di integrarle nella loro pianta organica. Un fondo come quello sopra prospettato consentirebbe ai Comuni di poter attivare delle partnership con centri di competenza locali (dalle fondazioni di comunità agli studi consulenziali), a tutto vantaggio della crescita imprenditoriale e occupazionale del proprio territorio».

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