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Contrasto alla povertà, basterà la fiducia nella ripresa (e nel PNRR)?

di Manuela Capezio e Alessandro Coppola

Non esiste una parola più cupa e triste del termine povertà perché appartiene all’esistenza e al destino delle persone. Aggiungiamo l’aggettivo assoluta per esprimere un concetto di gravità tale da apparire irreversibile.

Questo è. I dati parlano chiaro, inesorabilmente. Siamo di fronte ad un incremento stabile del tasso di povertà assoluta in Italia, cominciato con la crisi finanziaria del 2008: sono ormai quasi tre lustri che un consistente e stabile numero di famiglie non è in grado di acquistare un certo paniere di beni ritenuti essenziali. La capacità di acquisto di questi beni viene valutata in base alla spesa annua che si è andata ulteriormente comprimendo negli anni della pandemia ed ha prospettive assai incerte con una guerra alle porte dell’Europa. Non solo, si sono accresciute le disuguaglianze. La povertà aumenta al Sud, tra i minori e tra le famiglie più numerose e i nuclei di stranieri, mentre in media diminuisce al Nord.

Abbiamo situazioni di estrema criticità per le stime sulla spesa per consumi delle famiglie e sulla povertà assoluta in Italia nel 2021: l’incidenza sul totale degli individui è immutata rispetto al 2020 con quasi sei milioni di persone in condizione di indigenza – poco meno del 10% della popolazione totale – e quasi 2 milioni di famiglie. Nel Mezzogiorno siamo fino al 12 per cento di individui sotto la soglia di povertà rispetto all’8 per cento del Centro-Nord. Entrambi i dati peggiorano di circa un punto percentuale rispetto al 2020, i minori sotto la soglia sfiorano il 15 per cento. Gli effetti per gli anziani sono più mitigati così come quelli per le famiglie con un solo figlio o al massimo due.

Ma gli scenari post-pandemici sono assai poco confortanti e si sono acuite moltissimo le difficoltà, non poche e già particolarmente preoccupanti, in diversi ambiti dei servizi alla persona. In altre parole, tutto l’assetto del Welfare – che include il variegato insieme di prestazioni e servizi per bambini, anziani, disabili, infortunati, bisogni speciali – è sotto scacco e a rischio di implosione.

Sotto altro aspetto, lo scenario macroeconomico nel quale è maturata la costruzione del PNRR è stato radicalmente trasformato dalla situazione bellica in Ucraina e, dunque, sarebbe utile oltre che doveroso provvedere a modifiche e integrazioni capaci di interagire al meglio nel quadro attuale.

Secondo le rilevazioni ISTAT sulla spesa sociale locale la spesa per abitante è pari a 124 € con oscillazioni impressionanti tra Bolzano che si assesta su 540€ e la Calabria ferma a 22€. Al Sud siamo a 58€ con la Campania a 56€: è chiaro che un cittadino meridionale riceve mediamente meno della metà dei servizi e delle prestazioni di un residente del Centro e del Nord.

Nel “32° Rapporto Italia” (febbraio 2020) Eurispes quantifica in 840 miliardi di € netti (in media, circa 46,7 miliardi di € all’anno) la fetta – in percentuale alla sua popolazione – non corrisposta al Sud, complessivamente, dal 2000 al 2017. Una specie di razzia conclamata ai danni dei più deboli, una vera e propria “questione meridionale sociale”, si sarebbe detto in altri tempi. Tant’è.

PNRR e le riforme per il Welfare. Troppo complesso per essere affrontato qui il tema dei LEP, introdotti dalla Legge n. 328/2000, che la Legge di Bilancio 2021, n. 178/2020 ha riportato all’attenzione degli addetti ai lavori ovvero l’insieme degli interventi garantiti, sotto forma di beni o servizi, secondo le caratteristiche fissate dalla pianificazione nazionale da realizzare in maniera omogenea sul territorio nazionale, in un Paese contraddistinto dal vuoto assoluto di servizi in certe aree e grande disomogeneità di trattamento pressoché ovunque.

Il diffondersi della pandemia a livello mondiale ha costretto tutti gli Stati europei ad una ridefinizione delle politiche pubbliche, richiedendo un sostanziale e repentino cambiamento di impostazione e di azione orientato verso politiche espansive sostenitrici di interventi di forte tutela pubblica.

In Italia, ciò si traduce nel ricorso, in tema di Welfare, ad uno strumento straordinario alla base di un cambiamento necessario: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza se da un lato affronta gli effetti della pandemia, dall’altro prova a fronteggiare e risanare alcuni nodi critici del nostro Paese.

Il PNRR, ormai in corso di attuazione, prevede che siano sviluppati interventi destinati al sociale nell’ambito di tre delle sei missioni che lo compongono e, in particolare: Missione 4 – Istruzione e ricerca, Missione 5 – Inclusione e coesione e Missione 6 – Salute.

Le riforme previste e i conseguenti interventi finanziati intendono riprendere il principio cardine della configurazione di Welfare europeo, quello del “social investment welfare state”, teso a rispondere all’esigenza dei sistemi di welfare di adeguarsi a nuove forme di rischio a cui vanno incontro individui e famiglie.

In tal senso, si prevede un incremento degli asili nido (+270mila nuovi posti nido), il potenziamento dei servizi educativi dell’infanzia, un rafforzamento delle misure a supporto dello sviluppo delle capacità delle persone, politiche organiche di contrasto della non autosufficienza e di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare.

Come previsto dalla struttura del documento del PNRR, propedeutica alla realizzazione degli interventi mirati è l’introduzione di opportune riforme.

Quelle di interesse sociale sono comprese all’interno della Missione 5 “inclusione e coesione” e della “Missione 6 Salute”, sono in sintesi tre e toccano grandi aree strategiche del settore sociale: le politiche familiari, la legge quadro per la disabilità e la riforma degli interventi per gli anziani non autosufficienti.

Il Family Act si propone come uno strumento organico di riforma delle politiche per la famiglia, contenente misure per il sostegno alle famiglie con figli, per la promozione della partecipazione al lavoro delle donne, per il sostegno ai giovani. Approvazione del disegno di legge, attualmente all’esame del Parlamento (A.C. n. 2561), recante Deleghe al Governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia.

La Legge quadro sulla disabilità prevede l’adozione di una disciplina organica sulla disabilità, volta a ridisegnare la tutela della disabilità nei diversi ambiti e, allo stesso tempo, a prevedere processi più efficienti di erogazione degli interventi e dei servizi.

In particolare, favorisce il rafforzamento e la qualificazione dell’offerta dei servizi sociali da parte degli Ambiti territoriali, la semplificazione dell’accesso ai servizi sanitari e sociali, la revisione delle procedure per l’accertamento delle disabilità, la promozione dei progetti di vita indipendente e la promozione delle unità di valutazione multidimensionale sui territori.

La Riforma della non autosufficienza contempla le competenze sanitarie e sociali finalizzate all’introduzione di un sistema di interventi in favore degli anziani non autosufficienti basati sulla semplificazione dell’accesso ai servizi e sulla implementazione di un progetto individualizzato che individui e finanzi i sostegni necessari in maniera integrata, favorendo la permanenza a domicilio, nell’ottica della deistituzionalizzazione.

La riforma è volta ad introdurre un sistema organico di interventi in favore degli anziani non autosufficienti che preveda anche l’individuazione di livelli essenziali delle prestazioni per gli anziani non autosufficienti.

Nonostante il PNRR non preveda finanziamenti diretti ed espliciti a supporto delle tre leggi di riforma certamente innesca un’attenta riflessione sulla organizzazione complessiva del sistema integrato dei servizi sociali che sia in grado di modificare alcuni aspetti fortemente radicati nel sistema di welfare nazionale.

Ancora irrisolti sono i temi legati alla frammentazione degli interventi, all’elevata eppure non congruente consistenza delle misure monetarie rispetto ai fabbisogni rilevati e, non da ultimo, la frammentazione dei soggetti gestori tra competenze diffuse tra Comuni, Ambiti territoriali, Aziende e Consorzi.

Di certo, ciò che risulta sempre più necessario è la costruzione di un sistema integrato di servizi alla persona che individui, attraverso norme e misure puntuali, soggetti attuatori, dotati di capacità gestionale, organizzati per ambiti territoriali di riferimento ampi e stabilmente strutturati. Al fine di affrontare organicamente vecchi e nuovi rischi sociali e, sotto altro profilo, per promuovere strategie di prevenzione e azioni collettive, è indispensabile trattare il tema della governance non come teorica disciplina seminariale quanto piuttosto come caposaldo ineludibile di un nuovo paradigma di buona pratica manageriale.

Il welfare italiano ha bisogno di una strategia ambiziosa che riordini complessivamente la materia sociale e il PNRR rappresenta un’opportunità per avviare e ultimare al meglio questo processo entro il 2026.

Prima infanzia e asili nido. Per il momento, il 2022 segnato dalla pandemia e dalla guerra è ancora l’anno di una possibile e auspicata concretizzazione del sistema integrato 06 dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia in tutto il territorio nazionale in attuazione del Decreto n. 65/2017 e la recente definizione a livello nazionale delle Linee pedagogiche per il sistema integrato 0-6 anni, in uno con le Indicazioni nazionali del curriculo e con gli Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia, è un fatto di straordinaria importanza per l’educazione dei primi 2000 giorni di vita e che, in realtà, offre una rinnovata visione prospettica per il progetto educativo della scuola di base.

Esiste una povertà educativa che anticipa quella culturale e sociale già dai primi anni di vita del bambino in assenza completa di servizi, strutture e strumenti ad egli dedicati.

La pandemia e l’impatto emergenziale conseguente hanno amplificato le differenti condizioni, modificato i contesti educativi, determinato dissonanze e storture dei valori ideali e culturali esistenti cedendo spesso il passo a soluzioni contingenti e risposte estemporanee alle impellenze.

La possibilità di uscire dalla crisi deve spingerci a guardare oltre e la nuova piattaforma per la costruzione del sistema integrato 06 deve indurre educatori, insegnanti, amministratori, tecnici a rilanciare l’impegno, la ricerca e il valore politico e culturale del lavoro educativo per il cambiamento.

L’educazione – a partire dai primi giorni di vita – è fatta di continua ricerca e di qualità, oltre che di lavoro e di sacrificio e richiama ad una spinta di interconnessione dei valori e di responsabilità sociale per costruire condizioni diffuse per affermare il diritto all’educazione nel nostro paese per tutti i bambini.

Il quadriennio che ci aspetta è determinante per le tante risorse economiche disponibili connesse alle strategie per costruire la dimensione concreta del sistema integrato 0-6 anni: per rendere gli interventi del PNRR il più generativi possibile è inderogabile guardare al medio lungo termine per la realizzazione di investimenti di qualità per il sistema formativo integrato 0-6 anni.

Bisognerà guardare ad ogni step di avanzamento del Programma avendo chiaro il progetto di continuità educativa e di innalzamento dei livelli delle competenze per costruire una nuova dimensione professionale attenta al curricolo per la parte delle scuole dell’infanzia e all’unitarietà del percorso di crescita e di educazione 06 anni.

Le risorse, come al solito, sono un volano ma da sole non bastano. Servono idee, concretezza e grande perseveranza. Al di là di ogni scommessa sul futuro delle nostre giovani generazioni, la sfida eccola qua.

p.s.: Scongiurata la guerra mondiale e il rischio atomico del terzo millennio è molto probabile un imminente riorientamento degli obiettivi e degli strumenti del PNRR all’interno del nuovo piano di misure in gestazione a Bruxelles. La dipendenza energetica dalla Russia e l’impatto delle sanzioni determinano un cambio repentino di scenario che non può non riverberare anche sull’attuazione delle missioni.

L’auspicio è che siano rafforzate anche quelle sociali per un recuperato senso di umanità – nel cuore dell’Europa – che accoglie la popolazione ucraina in fuga, in numero cinque volte superiore ai profughi della ex Jugoslavia e tre volte quelli siriani. E dietro ai numeri ci sono sempre vite, famiglie, bambini. Persone.

 

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