Rubriche Sud. Il capitale che serve

Sud. Il capitale che serve

di Orlando Di Marino

Con una felice battuta, Giuseppe De Rita denunzia che chi si è occupato di Sud è stato condannato alla ‘metrica’, cioè a girare con un metro in mano per misurare la consistenza dei trasferimenti e i divari di PIL”.

La battuta di De Rita costituisce il filo conduttore di questo bel libro dedicato al Sud: l’ossessione per la quantità dei soldi investiti – una misura ritenuta insufficiente da coloro che si occupano di meridione o al contrario mal utilizzata o eccessiva rispetto ai risultati raggiunti, da parte di coloro che non hanno a cuore le sorti di questa parte importante del Paese -, costituisce un parametro di giudizio della efficacia delle misure di intervento, spesso l’unico. Come la chiosa del “Sostiene Pereira”, Borgomeo misura la differenza di PIL tra il Sud ed il Centro Nord alla fine di ogni tappa fondamentale che segna il percorso di oltre 70 anni di interventi straordinari del Mezzogiorno, un percorso che delinea con efficace sintesi nel primo capitolo del libro: la creazione della Cassa del Mezzogiorno nel 1950 appunto, con i suoi primi consistenti investimenti infrastrutturali, la spinta di questa importante struttura tecnica verso un intervento diretto dello Stato nella industrializzazione, la soppressione della Cassa e i nuovi tentativi di sostegno della legge 64/86 e della legge De Vito sulla imprenditorialità giovanile, la nascita della Società Imprenditoria Giovanile nel 1994, l’esperienza dei Patti territoriali, la nuova programmazione e la creazione della Agenzia di Coesione.

Un nuovo paradigma di intervento è quello che ha a cuore l’autore che ha avuto un ruolo di rilievo in alcune delle scelte delineate, il paradigma che anzitutto parta dalla domanda dei territori e non da una generica offerta centralizzata come spesso accade ancora oggi per le enormi risorse programmate: questo paradigma passa attraverso la messa a fuoco di una strategia che metta il divario di cittadinanza, delle condizioni di vita, della qualità delle relazioni sociali più che del divario di PIL come il fattore che misuri il ritardo del meridione rispetto alle parti più sviluppate del Paese e che punti sull’accrescimento di capitale umano come elemento nodale per il suo sviluppo.

La sua lunga esperienza come Presidente della Fondazione Con il Sud gli permette uno sguardo sulle positive iniziative sostenute e che racconta in una sorta di efficace pars costruens che costituisce il centro del libro: l’esperienza della Domus de Luna a Cagliari a favore dei ragazzi orfani, la Fondazione Comunità di Messina dove l’esperienza sociale non è disgiunta da impellenti temi connessi all’ambiente o di GOEL in Calabria che opera in un contesto fortemente condizionato dalla ‘ndrangheta; e ancora, tra le altre, le azioni che puntano all’efficace utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, come quelle della Nuova Cooperazione Organizzata in provincia di Caserta, la Cooperativa Sociale Pietra di Scarto a Cerignola o la Cooperativa L’Orsa Maggiore del Rione Traiano di Napoli. Segni di riscatto, germi di cambiamento che partono dalla domanda di servizi, dalla centralità dei bisogni delle persone.

Lotta all’usura, emersione del lavoro nero, sostegno alle donne vittime di violenza, gestione ottimale dei beni confiscati, creazione di Case di Comunità, il budget di salute in sperimentazione in Campania: sono alcune delle dieci proposte che l’autore indica alla fine del volume: cose da fare, percorsi da avviare rapidamente e con poco costo; dieci proposte che fanno di questo libro un utile baedeker per tutti coloro che si mettono in viaggio attraverso il Mezzogiorno con il proposito di contribuire ad un suo effettivo cambiamento.

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