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Il “Social Impact Investing”: la sfida della sostenibilità alla prova del co-investimento tra pubblico e privato

di Annapaola Voto

La crisi sociale ed economica manifestatasi sul piano internazionale, a seguito della drammatica pandemia da Covid-19, si acuisce sempre più anche a causa dell’impatto dei conflitti in atto sul piano globale, non da ultimi gli scontri israelo-palestinesi oltre al conflitto russo-ucraino.

In questo scenario piuttosto complesso, anche sul piano nazionale e locale, si avverte, con particolare insistenza, la necessità di offrire nuove risposte alle crescenti esigenze di assistenza sociale. Le istituzioni, a vari livelli, sono, pertanto, chiamate ad innovarsi per fronteggiare la mutevolezza del quadro sociale, posto che i fondi pubblici potrebbero essere non sempre sufficienti a garantire una risposta del tutto adeguata ai problemi contemporanei. D’altro canto, iniziare ad interrogarsi su un possibile coinvolgimento dei privati, nella promozione di interventi di welfare sociale, potrebbe costituire un passo davvero decisivo per far fronte alla situazione odierna.

È proprio in questo spazio di riflessione, dato dall’esigenza di co-partecipazione dei privati al benessere sociale, che sembrerebbe collocarsi, con interesse ed efficacia, l’impegno e lo studio recentemente condotto dalla Fondazione IFEL Campania, interessata, ben prima che la situazione socioeconomica si aggravasse sensibilmente, al tema degli investimenti privati ad impatto sociale[i]. Si constatava già da tempo, difatti, che nel territorio campano, al pari di altre regioni meridionali, si fossero raggiunte soglie critiche sul piano della povertà economica e socioculturale, oltreché su quello dell’evoluzione industriale, per cui, di fianco alle erogazioni pubbliche, sarebbe stato auspicabile un supporto economico proveniente dal settore privato.

La pandemia si è rivelata senza dubbio un’occasione drammatica, ma al contempo propizia per elaborare soluzioni e risposte innovative a problemi che preesistevano e che si sono evidentemente aggravati. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, attraverso il quale il nostro Paese, al pari di altri Stati Membri dell’UE, ha definito i termini di accesso alle ingenti risorse finanziarie stanziate dal Next Generation EU, implica l’esigenza di monitorare, in questi anni cruciali, gli interventi che verranno posti in essere, senza trascurarne, nella maniera più assoluta, performance e impatti.

Il Piano, in un arco temporale di spesa di sette anni (2021-2026), ambisce a ridisegnare l’architettura di un’economia che sia più sostenibile, ma che garantisca, allo stesso tempo, l’incremento della produttività del lavoro e dell’occupazione attraverso tre fondamentali assi strategici: digitalizzazione e innovazione, che prevede circa il 20% delle risorse del PNRR, per assicurare competitività ed adattabilità ad un mercato in profonda evoluzione; transizione ecologica, su cui insistono circa il 40% delle risorse, per permettere un’economia più green e sostenibile, conformemente ai diciassette obiettivi dell’Agenda 2030; inclusione sociale, per cui è stanziato il restante 40% delle risorse, atte a contrastare le discriminazioni e ridurre le disuguaglianze socioeconomiche esasperatesi nel Paese all’indomani della crisi pandemica[ii].

Tale impegno finanziario dell’Unione europea, votato, per una parte considerevole, alla sostenibilità e alla giustizia sociale, ha orientato ulteriormente gli studi avviati dalla Fondazione IFEL Campania nella direzione dell’attenzione all’impatto delle risorse investite, valorizzando fortemente l’impiego di metodologie utili ad individuare target vincolanti e a verificare i risultati degli investimenti mediante procedimenti attendibili. A cominciare, dunque, dai già menzionati goals dell’Agenda 2030, riferibili allo sviluppo sostenibile nella sua triplice dimensione (economica, sociale ed ambientale), si giungerebbe ad elaborare dei trend su specifici target chiave: i 193 Paesi membri dell’ONU hanno sottoscritto un vero e proprio programma d’azione per il pianeta, gli abitanti e lo sviluppo socioeconomico, considerando ben 169 “target” o traguardi che, dal 2016, ci si è impegnati a raggiungere proprio entro il 2030[iii].

Da questa impostazione sono scaturite proposte innovative e sfidanti, tra cui sembrerebbe collocarsi, a pieno titolo, la sfida del modello di co-finanziamento intrapresa dalla Fondazione IFEL Campania e presentata ufficialmente, lo scorso 9 novembre, presso la sede di Villa Blanc della Luiss Business School, nell’ambito dell’evento “Social Impact Investing. Nuove modalità di fundraising dei servizi sociali connessi alla disciplina sulla sostenibilità”. IFEL Campania e Luiss Business School, difatti, hanno condotto un lavoro sinergico affinché potesse essere validato un modello innovativo di finanziamento e di erogazione dei servizi sociali nonché di prestazioni assistenziali basato sulla co-partecipazione tra pubblico e privato e suffragato da puntuali valutazioni d’impatto degli investimenti. Il modello presentato, dunque, includerebbe, da un lato, le risorse finanziarie disposte dagli Enti locali, auspicabilmente facilitati, in questi anni, dagli ingenti stanziamenti del PNRR; dall’altro, in una logica convergente di co-investimento, l’offerta di risorse provenienti dai mercati di capitali e dal mondo delle imprese e dei privati, particolarmente sensibili all’impatto sociale degli investimenti ed alla produzione di rendimenti non finanziari. Quest’offerta ultima di risorse finanziarie destinate, dal mondo dei privati, alle attività a forte impatto sociale, rientranti nei 17 Sustainable Development Goals (SDGs), potrebbe essere decisamente implementata dalla direttiva europea CSRD (entrata in vigore nel novembre 2022), in virtù della quale le imprese sono tenute a pubblicare un bilancio di sostenibilità con i dati specifici sull’impatto sociale ed ambientale delle loro azioni e dei loro comportamenti. La CSRD potrebbe essere finalmente un antidoto al dilagante fenomeno del greenwashing!

Coesisterebbero, dunque, all’interno dell’innovativo modello proposto da IFEL Campania la creazione, da una parte, di un fondo rotativo che immetta nel sistema risorse finanziarie aggiuntive a quelle pubbliche, con il precipuo obiettivo di raggiungere rendimenti e risultati certificati e remunerare i servizi offerti mediante il pay by result; dall’altra, un processo di cartolarizzazione dei rendimenti non finanziari, capace di raccogliere risorse a fondo perduto da soggetti disponibili a fornire provvista senza aspettative di rimborsi né rendimenti diversi, se non quelli a marcato impatto sociale.

Questi ultimi, tra i vari, sono stati aspetti cruciali di alcune delle preziose relazioni che hanno arricchito il recente evento in Luiss Business School, durante il quale, dopo gli indirizzi di saluto del Prof. Matteo Giuliano Caroli, Associate Dean per la sostenibilità e l’impatto, Direttore BU Ricerca Applicata della Luiss Business School, la sottoscritta, Avv. Annapaola Voto, Direttore Generale IFEL Campania, ha aperto i lavori con una presentazione esplicativa del modello in parola. Sono state così avanzate, fin da subito, significative suggestioni che, con spirito costruttivo, gli autorevoli relatori hanno ripreso negli interventi successivi.

Difatti, tanto nell’approfondimento su “La valutazione di impatto nei progetti sociali a livello locale” del Prof. Arturo Capasso, Ordinario di Gestione delle Imprese presso l’Università del Sannio e Docente di International Corporate Finance presso Luiss, quanto nel workshop curato dal Prof. Simone Budini, Project Leader CeSID Luiss Business School, è stato possibile cogliere spunti, pervenuti da prospettive differenti, sulla necessità e sull’efficacia dei modelli di Social Impact Investing. Anche le successive relazioni su “Il ruolo del Comune nello sviluppo del Social Impact Investing” e su “L’impatto sociale del calcio”, rispettivamente a cura di Antonio Salvatore, Direttore Scientifico e Responsabile del Dipartimento Salute ANCI Campania e Carmine Zigarelli, Presidente del Comitato Regionale Campania della Lega Nazionale Dilettanti, hanno destato particolare interesse nell’uditorio, mettendo in luce esigenze e potenzialità concrete degli investimenti ad impatto sociale in determinati settori.

Le conclusioni dell’evento sono state, infine, affidate al Capo Gabinetto del Presidente della Regione Campania, Avv. Almerina Bove, che, nell’apprezzare gli obiettivi che la proposta di Social Impact Investing si prefigge di raggiungere, ha evidenziato la particolare attenzione costantemente riservata dall’Amministrazione Regionale alla tutela della persona umana e a scelte di governance che siano improntate alla sostenibilità ed all’inclusione sociale.

[i] P. Russiello, Social Impact Investing, come condividere i risultati economici e consentire la remunerazione degli investimenti in “Poliorama. Rivista di economia, cultura e diritto”, febbraio 7, 2020.

[ii] M. Castellani, A. Formentini, Il PNRR: dalla teoria alla pratica. La gestione passo-passo dei progetti finanziati dal PNRR, Wolters Kluwer, Milano, 2022, pp. 5-6.

[iii] Si veda: A. Azoulay, Culture for the 2030 Agenda, UNESCO, 2018; V. Tauringana, O. Moses, Environmental Sustainability and Agenda 2030. Efforts, progress and prospects, Emerald Publishing, UK, 2022.

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