Uncategorized Ascierto: “Ricerca miglior investimento per i nostri figli”

Ascierto: “Ricerca miglior investimento per i nostri figli”

di Francesco Avati

In autunno i primi test del vaccino anti Covid-19 sull’uomo: la Campania guarda con ottimismo alla vittoria di una guerra difficilissima che ha messo in luce le fragilità della società moderna ma che ha anche mostrato le grandi qualità del sistema sanitario regionale. A parlarne, nei giorni in cui si torna a discutere di contagi a causa del focolaio di Mondragone, è colui che in questi mesi di sofferenza e preoccupazione è diventato un po’ il simbolo della lotta al nuovo virus, il primo ad aver capito che occorreva puntare su un farmaco contro l’artrite, il Tocilizumab, per combattere gli effetti più gravi dell’infezione.

Paolo Ascierto, scienziato di fama internazionale, direttore dell’unità di immunoterapia oncologica e terapie innovative del Pascale, ci ha creduto e ci ha puntato a tal punto da aver ottenuto l’avvio di uno specifico studio di sperimentazione del farmaco alla fine del suo utilizzo sistematico. Ora, grazie anche alla collaborazione con la società Takis, la nuova sfida è sul vaccino, l’unico in grado di cancellare le paure nate con questa epidemia.

Prof. Ascierto, lei ha recentemente annunciato per ottobre o novembre la partenza della sperimentazione sull’uomo di un vaccino anti covid-19. Ci può dire qualcosa in più?

La Takis, l’azienda con cui stiamo collaborando ha ottenuto risultati incoraggianti nella fase preclinica della sperimentazione del vaccino. Stiamo accelerando la fase di sviluppo del vaccino ma ci sono alcuni tempi tecnici necessari da rispettare per valutare la sicurezza e l’efficacia del vaccino. Per il prossimo autunno dovremmo essere in grado di testare il vaccino nel cosiddetto studio di fase I, ovvero il primo studio sull’uomo.

Sappiamo che di vaccini ce ne sono tanti in sperimentazione in tutto il mondo e qualcuno in stato anche più avanzato: perché è così importante realizzarne e sperimentarne uno a Napoli?

Ci sono diverse aziende che stanno sviluppando vaccini contro il SARS COV2 ma di fatto non abbiamo ancora il vaccino che può combatterlo. Stiamo provando anche noi a dare il nostro contributo. Abbiamo una esperienza importante nel campo dell’immunoterapia e delle sperimentazioni cliniche che vogliamo mettere al servizio della comunità.

Siamo entrati finalmente nella fase 3: i numeri dei contagi sono calati e la gente ha ripreso la normale vita quotidiana. A Mondragone, però, è stato recentemente scoperto un nuovo focolaio al quale la Regione Campania ha reagito con misure immediate. Con la riapertura c’è da temere oggi il diffondersi dell’epidemia o ritiene, come alcuni suoi colleghi, che il virus si sia indebolito?

La presenza di piccoli focolai dimostrano che il virus è ancora presente. Al momento non c’è evidenza scientifica che il virus sia mutato e si sia “indebolito “. La sostanziale variazione tra le prime fasi della pandemia e oggi è data dall’inoculo di un minor quantitativo di virus collegato verosimilmente all’utilizzo delle mascherine e dalle varie misure di prevenzione incluse il distanziamento sociale.

Dobbiamo temere una seconda ondata in autunno?

Speriamo che questa eventualità possa essere scongiurata. Dal punto di vista sanitario, l’allerta non è finita.

Facciamo un passo indietro: prima che scoppiasse l’epidemia la comunità scientifica mondiale conosceva e apprezzava il Pascale e il prof. Paolo Ascierto per la ricerca e la cura dei tumori. Si sarebbe mai aspettato di diventare un po’ il simbolo della cura agli effetti di un virus? Insomma perché il protocollo del tocilizumab nasce in un ospedale oncologico e non in un reparto di malattie infettive?

L’idea dell’utilizzo del tocilizumab nasce dallo studio dei report sui primi casi severi di COVID 19 e dall’analisi delle ARDS causate da alcuni virus simili al nuovo coronavirus come la SARS e la MERS. La similitudine di queste ARDS con alcune polmoniti immunocorrelate, effetti collaterali che vediamo all’ordine del giorno con l’utilizzo di immunoterapia, in particolare nell’utilizzo di anticorpi bispecifici e delle CAR T, ci ha portato a discutere dell’eventuale utilizzo di questo farmaco. Da lì il meeting con i cinesi, che avevano già affrontato il COVID e che avevano utilizzato il farmaco su 21 pazienti con buoni risultati.

Ora lo possiamo dire: la Campania è la regione che in rapporto al numero di abitanti ha contenuto meglio l’epidemia. Quali sono state le mosse vincenti del modello Campania?

Il lockdown in Campania è stato avviato quando il numero dei casi era ancora ancora a livelli minimi. L’attenersi rigidamente da parte dei cittadini a quelle che sono state le norme del governo e regionali ha portato al contenimento dell’epidemia. Si stima da un recente studio di Nature effettuato sulla popolazione europea, che circa 3 milioni di morti sono stati evitate, grazie al lockdown.

Tra le componenti c’è sicuramente anche una sanità che a dispetto di annose critiche si è rivelata di prim’ordine. Dovevamo per forza passare il purgatorio di un’epidemia per accorgercene?

L’importante è averlo riconosciuto. Di fatto in Campania ci sono eccellenze sanitarie riconosciute in tutto il mondo.

Torniamo al punto da cui siamo partiti, ovvero al settore della ricerca per il quale la Regione Campania ha investito cifre ingenti. Quanto conta per il mondo scientifico avere finanziamenti e sostegno da parte delle istituzioni?

Sicuramente tanto. La ricerca è il miglior investimento che possiamo fare per i nostri figli. Dalla ricerca possono arrivare idee e soluzioni in qualsiasi momento e soprattutto nei momenti di emergenza.

Obiettivo dichiarato di questo governo regionale è quello di trovare nel giro di pochi anni un vaccino contro il cancro. Domanda da un milione di dollari: è un obiettivo alla portata?

Credo che la Regione Campania quando dice “un vaccino” si riferisce all’immunoterapia. L’immunoterapia ha dato una svolta alla terapia contro il cancro. Ci sono tumori che possono essere guariti dall’immunoterapia. Purtroppo non tutti. La sfida, invece, è quella di riuscire a curarli tutti. Esistono nuove forme innovative dell’immunoterapia come le CAR-T. La Regione Campania vuole investire in ricerca per raccogliere la nuova sfida innovativa in questo campo e proiettarsi come leader nel settore.

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