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All’ex Nato un cineporto, un incubatore e un hub di formazione dell’Università

di Francesco Avati

Un cineporto, un polo produttivo per Digitale e Animazione, un incubatore, un cluster di imprese del comparto audiovisivo, un hub di formazione specialistica per il settore cinematografico e un centro di studi e documentazione. Tutto questo racchiude il progetto “Distretto regionale dell’audiovisivo e polo del digitale e dell’animazione creativa”, uno dei dieci con cui la Regione Campania e il presidente Vincenzo De Luca vorrebbero dare un nuovo volto alla città di Napoli.
Ne è promotrice la società regionale Film Commission che nell’edificio D dell’area ex Nato, riportata oggi alla sua denominazione originaria Parco San Laise, ha già quasi tutto pronto per partire. Si tratta di una struttura di 10mila metri quadrati interamente a servizio delle aziende italiane e internazionali, sempre più presenti in Campania per la produzione di film e serie tv. Il disegno è di quelli ambiziosi, così come ingenti sono gli investimenti, molti dei quali già fatti, altri in programma. Le risorse serviranno ad attrezzare la struttura con le migliori tecnologie per offrire il terreno più fertile allo sviluppo di un ambiente attrattivo per l’industria cinematografica.
Ma vediamo in dettaglio. Al pian terreno, un terzo della superfice sarà occupato da un Cineporto, ossia un luogo per il lavoro temporaneo in cui le società del settore potranno usufruire di uffici per la produzione, casting, laboratori di attrezzeria, sartorie e altri servizi. Il primo piano sarà riservato ad un vero e proprio incubatore per imprese locali: 30 moduli da 100 metri quadri in cui troveranno sede fissa giovani startup, che potranno così alleggerire i costi alti di avvio attività. Gli ultimi due livelli invece saranno consacrati alla formazione e alla ricerca e alle nuove tecnologie. In particolare, metà dell’ultimo livello sarà occupato dal biennio magistrale del Corso di laurea in cinema e televisione dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli, l’altra metà ospiterà un cluster di imprese per la post-produzione digitale e animazione creativa. Nascerà qui inoltre un centro di studi e documentazione propedeutico all’istituzione della Mediateca Regionale, altro importante progetto di Palazzo Santa Lucia.
Si tenta di concretizzare così la svolta data da Film Commission, e con essa dal suo direttore Maurizio Gemma, al settore dell’audiovisivo in Campania. In pochi anni si è passati da una decina di lavori cinematografici all’anno ai circa 150 attuali, tra pellicole italiane, straniere e del cinema indipendente, girate in Campania. Una crescita esponenziale la cui genesi può essere facilmente intercettabile nella capacità della regione di diventare, in poco tempo e con scelte mirate, competitiva su fronti fondamentali come quelli delle competenze, delle attrezzature, delle location, ma soprattutto conveniente dal punto di vista economico. Già, perché anche su questo si fondano le scelte del Cinema che – occorre ricordarlo – è una vera e propria industria.
Nel Distretto dell’Audiovisivo si incontreranno diverse realtà imprenditoriali, si stringeranno sinergie, si affineranno competenze, di cui già la Campania per fortuna abbonda, quelle artistico-creative, autoriali e informatiche.

LA RIQUALIFICAZIONE DELL’EX NATO
Già tanto basterebbe a comprendere le potenzialità del progetto. Ma per avere un quadro più completo dell’opera di riqualificazione che si sta portando avanti nel Parco San Laise, occorre fare cenno alla Fondazione “Campania Welfare” (ex Banco Napoli per l’assistenza all’infanzia) e al lavoro che da anni questa sta facendo per dare nuova vita alla bella collina di Bagnoli.
Il Parco è imponente e i numeri lo certificano: 30 ettari, 13 dei quali destinati a fondo agricolo e 17 occupati da edifici e spazi aperti, per una volumetria edilizia pari a circa 470mila metri cubi ed una superficie utile di 104mila metri quadrati. Vi si trovano qui 18 fabbricati, 1 stadio, 2 palestre, dormitori, 1 teatro, 1 chiesa cattolica, strade interne, piazzali e campi di gioco, alcuni rifunzionalizzati, altri no. In pratica un piccolo quartiere da ripopolare.
E ci sta provando la Fondazione “Campania Welfare” che, col sostegno economico della Regione Campania, si occupa, nel primo piano dell’ammiragliato, di attività sociali a favore di ragazzi da 0 a 18 anni e dell’affidamento degli altri edifici ad enti e associazioni operanti soprattutto nel sociale. Film Commission col Distretto dell’Audiovisivo ne occupa uno, come detto, il D. Negli altri ci sono Psb, che eroga di corsi di formazione e preparazione universitaria, la cooperativa Orsa Maggiore con un centro dedicato all’inserimento lavorativo per ragazzi con disabilità fisica, una scuola popolare di teatro gestita dall’associazione dell’attore Alessandro Siani e tre scuole anglo-italiane con circa 300 alunni. Tra gli ultimi bandi aggiudicati ci sono quello vinto da un polo internazionale di teatro che porterà a Bagnoli importanti progetti nazionali e internazionali e l’attivazione in primavera di stage teatrali e arti dal vivo e quello vinto da un’associazione sportiva, la Virtus, per la realizzazione di un progetto di sport inclusivo. E a tal proposito come non ricordare le belle attrezzature presenti: un campo da gioco gestito dalla Old Napoli Rugby, la cui squadra maschile milita in serie A, la femminile in serie B, e una piscina pubblica che a breve diventerà anche termale grazie alla naturale predisposizione dell’area di Bagnoli. Infine, c’è la Chiesa dove ogni settimana si raccoglie la comunità bagnolese per ascoltare la messa.
“Rimane da valorizzare la piazza, che finora è rimasta un po’ in secondo piano in attesa che il Comune approvasse il Pua, il piano urbanistico attuativo – spiega la presidente della Fondazione “Campania Welfare” Patrizia Stasi – Il via libera, che è arrivato da pochissimo, ci permette ora di intensificare il dialogo con la Federico II per la realizzazione di un grosso progetto dedicato agli studenti dell’Università”. A disposizione ci sono 4 edifici da 10mila metri quadrati ognuno, per un totale di 40mila metri quadri, che circondano uno spiazzale grosso quanto piazza del Plebiscito. “Vorremmo – aggiunge Stasi – che diventasse una cittadella universitaria con residenze, aule studio, biblioteche e con servizi aperti non solo agli studenti ma anche a tutta la comunità”.
Insomma, il futuro di Bagnoli, lontano dalle vicende dell’ex Italsider, inizia anche da qui.

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