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Se richiedere la carta d’identità elettronica è una missione per alieni

di Valeria Mucerino

Immaginate un alieno che sbarca sulla terra, in Italia, precisamente a Napoli, con l’obiettivo di rinnovare il proprio documento di riconoscimento in tempi brevi. L’alieno, chiamiamolo Fitz, ha una missione apparentemente semplice: deve entrare in possesso della sua Carta d’Identità Elettronica entro 30 giorni, non un giorno di più, non un giorno di meno, pena: il ritorno a casa con passeggiata sul Viale dell’Umiliazione. Fitz, che non è proprio un nativo digitale (sul suo pianeta, Al, si comunica attraverso la trasmissione del pensiero), si approccia alla questione come un qualsiasi terrestre nato negli anni ’50.

Primo passo. Fitz non sa cosa sia un sito web ma, senza nessun motivo apparente, conosce il telefono; quindi, chiama un numero a caso del comune di appartenenza (quello in cui è atterrato): “Buongiorno caro signore, devo urgentemente entrare in possesso di una carta d’identità elettronica, cosa devo fare?” e dal centralino: “Cliccare 1 se desidera parlare con l’ufficio del personale; 2 ufficio tributi; 3 ufficio anagrafica; 4 gabinetto del sindaco…e via dicendo”. Fitz preso alla sprovvista pensa fra sé e sé: “Ok, mi butto sul 3”.

Una voce all’altro capo del telefono risponde: “Buongiorno, come posso aiutarla?” Fitz espone la questione al dipendente comunale che gli spiega quanto sia lunga la lista di attesa: “Sa, tra due mesi è Natale e noi andiamo in ferie, provi a prenotarsi sul sito del ministero”. Primo tentativo fallito, il povero Fitz è costretto a chiedere aiuto al nipote della sorella della sua vicina di casa che gli mette a disposizione un pc per navigare sul portale https://www.cartaidentita.interno.gov.it/.

Ci siamo, Fitz è online e registra i suoi dati, questa missione sembra essere tutto sommato un gioco da ragazzi. Ma ecco che arriva il primo intoppo, sulla schermata compare la scritta: Login, entra con CIE (lo schema di identificazione che consente l’accesso ai servizi digitali erogati in rete di pubbliche amministrazioni e privati), oppure entra con SPID (il sistema unico di accesso ai servizi online della Pubblica Amministrazione). “CIE, SPID? Forse ho impostato una traduzione dal turco?” sussurra Fitz. “Certo che no”, spiega il nipote della sorella della vicina, si può richiedere lo SPID anche attraverso le poste, basta entrare nel sito, registrarsi, fissare un appuntamento in sede per il riconoscimento facciale ed il gioco è fatto. Tre giorni dopo, allo sportello delle poste, l’impiegato chiarisce al nostro alieno che per richiedere lo SPID serve il documento di riconoscimento, “Ma a me serve lo SPID proprio per poter ottenere il documento di riconoscimento” ribatte Fitz. Non se ne cava un ragno dal buco, niente CIE, niente SPID, l’unica opzione è creare un nuovo account (per fortuna Fitz ha un codice fiscale in corso di validità, altrimenti sarebbe stato un capitolo a parte). Nome, cognome, codice fiscale, comune, password, domanda segreta (?) e poi clicca se non sei un robot (per fortuna è un alieno e non un robot). “Facile, ho fatto tutto correttamente” sogghigna Fitz, ma invece no, la password va in errore, “come mai? Boh”, Fitz tenta e ritenta per alcuni minuti, ma attenzione: la sessione è scaduta, bisogna ricominciare.

Fitz armato di santa pazienza ricomincia da zero e invano perde il sonno nel cercare di selezionare una voce dal menù a tendina che però non si apre (sarà un bug? Missione sospesa).

Mancano 20 giorni prima del ritorno sul pianeta Al, Fitz non perde la speranza e riprova a registrarsi. Finalmente ci riesce e, carico di buoni propositi, resta in attesa di conoscere la prima data utile per il ritiro della sua carta d’identità elettronica, ma purtroppo per lui l’appuntamento è fissato per il 06/03/2023, fra esattamente 4 mesi. Fitz si dispera, urla contro il computer, se la prende con il nipote della sorella della vicina che come ultimo tentativo dice “mio cugino ha rinnovato il documento allo sportello del comune dell’aeroporto di Capodichino, pare che ci impieghino poco se vai lì il giorno prima di un volo” un barlume di speranza illumina lo guardo di Fitz  “E allora se compro un biglietto potrò avere la mia carta elettronica?” il giovane ci riflette su e dice “Ah no, ha detto mio cugino che ti danno solo la carta d’identità cartacea”. Niente da fare, si fa ritorno a casa per la passeggiata della vergogna, la missione è miseramente fallita!

La storia di Fitz è chiaramente una finzione, si tratta di un personaggio inventato nel quale facilmente possono tutti immedesimarsi. Ciò che invece appartiene al mondo della verità è la prima data utile per il ritiro della carta elettronica. La lista di attesa a Napoli tutt’oggi è di circa quattro mesi (84 giorni lavorativi in media), un periodo in cui senza un documento in corso di validità non si può nemmeno andare a votare. Ma il capoluogo campano non è l’unico “sfortunato”. Per i grandi comuni italiani, la prenotazione è un tema scottante: da una recente indagine di agendadigitale.eu, infatti, è risultato che nei capoluoghi di Regione o Provincia si registrano dei tempi di attesa per la prenotazione dell’appuntamento che vanno da un massimo di 194 giorni (Roma, Municipio 1) a 1 (Comune di Milano, Catania e Reggio Calabria) o 3 giorni (Comune di Firenze). Vale però la pena specificare che, non a caso, i Comuni in cui i tempi di attesa sono più ridotti sono quelli in cui il sistema adottato per il rilascio CIE è misto, cioè si può accedere agli Sportelli comunali sia tramite prenotazione sia senza. Detto ciò, sembra lecito allora chiedersi: a cosa serve sburocratizzare gli uffici e digitalizzare l’amministrazione pubblica se per un appuntamento si deve aspettare tanto? E poi, quale supporto si garantisce a chi nativo digitale non è e forse non ha disposizione il nipote, il fratello o chiunque altro per affrontare una registrazione (farraginosa) sul portale messo a disposizione?

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