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Il PN Ricerca, innovazione e competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027. Obiettivo transizione energetica e ambientale

di Rosario Salvatore

Le risorse Europee come strumento per contrastare la vulnerabilità energetica del sistema-Italia, e restituire competitività alle imprese del Mezzogiorno.

Le transizioni e la sostenibilità del sistema economico rappresentano i nuclei centrali delle strategie di sviluppo di medio-lungo periodo alla base delle politiche di investimento europee. Non è, quindi, un caso se tra gli obblighi imposti agli Stati Membri nella definizione dei propri programmi di investimento finanziati con Fondi Europei – ma anche a valere sul Meccanismo di Ripresa e Resilienza – vi sia il rispetto del c.d. tagging, che impone di destinare una quota variabile tra il 50% (regioni meno sviluppate) e 80% del totale alle transizioni del sistema produttivo (inteso nel suo complesso) e del modello di sostenibilità ambientale.

A livello nazionale, il Programma (PN) Ricerca, innovazione e competitività per la transizione verde e digitale, rappresenta il principale contributo a questi obbiettivi. Esso si articola su due assi prioritari, che attuano, rispettivamente, OP1 (Europa più competitiva e intelligente) e OP2 (Europa più resiliente e verde), andando ad incidere su alcuni dei principali driver di competitività del sistema produttivo italiano: ricerca, innovazione, digitalizzazione e transizione ecologica. Il PN – destinato in via esclusiva alle sette regioni del Mezzogiorno – sarà gestito da MISE e MUR (OP1) e dal MITE (OP2). La dotazione complessiva è di 5,636mld/€, di cui 4,432mld/€ in R&I e competitività (OP1) e 1,062mld/€ per investimenti in transizione ecologica (OP2), intesa come produzione di energia da fonti rinnovabili (Os-b2) e sviluppo di reti di distribuzione intelligente (Os-b3), cui vanno aggiunti ulteriori circa 150mln/€ per l’Assistenza Tecnica.

Oltre un miliardo di euro, quindi, a disposizione per investimenti in transizione energetica – che andranno a sommarsi e ad agire in maniera sinergica e complementare con le risorse già previste nel PNRR e nei Programmi regionali – per l’attuazione delle previsioni e degli obiettivi del Green Deal e del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC). Un programma che, tuttavia, ha assunto una dimensione e una portata strategica ben maggiore di quella che si poteva immaginare solo qualche mese fa. Esso, infatti, non solo offre un contributo importante per favorire il superamento delle criticità energetiche che si erano già manifestate nella prima fase delle “ripresa” post-Covid, ma diventa strumento di contrasto alle conseguenze – sulle dinamiche di approvvigionamento delle fonti energetiche e sui prezzi – del conflitto russo-ucraino, rafforzando e indirizzando una svolta radicale negli usi e nei consumi sia privati che del sistema delle imprese.

Nelle ultime settimane è emerso un quadro che evidenzia la vulnerabilità energetica del sistema-Italia, che risente più degli altri Paesi UE delle variazioni dei prezzi delle fonti energetiche, con conseguente compromissione della competitività delle imprese, soprattutto nei comparti energivori (industriali – ceramica, plastica – ed artigianali – ristorazione, panificazione). Inoltre, la crisi pandemica aveva già prodotto ripercussioni negative soprattutto per le PMI delle Regioni del Mezzogiorno che, in assenza di interventi mirati, rischiano ora di essere ulteriormente penalizzate da questa fase di pesante incertezza. Gli interventi di sostegno per impianti di produzione di energia rinnovabile rappresentano senza dubbio un importante passo in questa direzione, cogliendo il duplice effetto di contribuire agli obiettivi di transizione energetica e di abbassare il costo della componente energia per le PMI, aumentandone la competitività e riducendo la dipendenza dalle fonti fossili.

A questo si aggiunge che le Raccomandazioni per Paese avevano più volte sottolineato la necessità che l’Italia avviasse – oltre ad investimenti nella produzione di energia da fonti rinnovabili – anche interventi di miglioramento dell’infrastruttura di trasporto dell’energia prodotta. La possibilità di interventi per il miglioramento delle reti di trasmissione e distribuzione – al fine di renderla pienamente resiliente, digitale e flessibile – consentirà di valorizzare il potenziale di energia rinnovabile disponibile – che nel Mezzogiorno è maggiore rispetto al resto del Paese – contribuendo a mitigare ulteriormente la difficoltà e a calmierare i costi di approvvigionamento.

Sulla scorta di queste valutazioni il PN si articola in due set di azioni per favorire la transizione energetica.

Relativamente all’obiettivo specifico 2.2 (produzione di energia), l’Azione destinata alle PMI – con una dotazione di circa 260mln/€ – promuove lo sviluppo di una rete di piccola generazione mediante investimenti in interventi di autoproduzione di energia elettrica (installazione di pannelli fotovoltaici su capannoni e strutture industriali ed artigianali), collegati a sistemi di accumulo, per la produzione di energia per l’autoconsumo. Si tratta di interventi a sostegno alla produzione da FER, che si pongono al di fuori e complementari rispetto alle Comunità Energetiche (già previste nel PNRR e nei Programmi regionali) a loro volta finalizzate a promuovere la produzione per privati ed enti locali.

Relativamente all’obiettivo specifico 2.3 (reti energetiche) – per il quale è stata destinata una dotazione finanziaria di 796mln/€ – si prevede lo sviluppo di sistemi e reti e impianti di stoccaggio intelligenti, attraverso gli investimenti sulla rete di trasmissione e distribuzione, al fine di accogliere quote crescenti di energie da fonti rinnovabili. A beneficiarne saranno, principalmente, grandi concessionari del servizio pubblico (ad esempio player come TERNA), cui sarà demandato il compito di realizzare investimenti e interventi in smart grid e grid edge per garantire maggiore disponibilità di energia da fonte rinnovabile, favorendone l’aumento sul totale dei consumi e assicurando una gestione efficiente dell’aumento della domanda derivante dall’elettrificazione dei consumi.

Risorse importanti a disposizione per interventi che – l’acuirsi della crisi energetica e il continuo aumento dei prezzi – rendono assolutamente strategici, prioritari e non rinviabili. Resta un tema irrisolto, che interessa, soprattutto, gli interventi sulle “reti” e che, alla luce di recenti esperienze, merita particolare attenzione in fase di attuazione e distribuzione territoriale degli investimenti. Uno dei lasciti più negativi della programmazione 2014-2020 è – senza dubbio – la catastrofica gestione di un progetto altrettanto strategico come “Banda ultra larga”, la cui realizzazione era stata centralizzata – in capo al MISE e a Infratel – beneficiando anche di risorse messe a disposizione dalle singole Regioni. Ad oggi questo è uno dei progetti che presenta le criticità maggiori, che rischia di non completarsi con la conseguenza che tanti Comuni restano privi di connessioni veloci e subiscono le conseguenze del digital divide. Questa esperienza, come detto, deve essere da monito e da insegnamento, sia relativamente alla necessità di tavoli che monitorino la concreta realizzazione degli investimenti previsti dal PN-Transizione, immaginando meccanismi – sulla falsariga di quanto già previsto per il PNRR – fortemente sanzionatori e poteri sostitutivi per assicurare che cittadini e imprese del Mezzogiorno possano beneficiare dei risparmi che potranno derivarne e che l’intero sistema produttivo meridionale possa cogliere l’occasione per rilanciare la propria competitività a livello nazionale e internazionale.

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