EconomiaLa Campania delle Aree Interne: identità e programmazione

La Campania delle Aree Interne: identità e programmazione

di Felice Fasolino

La Campania è antropologicamente e naturalmente un territorio dalla connotazione varia con significative realtà, sia nelle aree costiere, sia nell’entroterra; ed è sicuramente riconosciuta per i suoi grandi attrattori urbani e costieri (la sua natura policentrica si evidenzia in diverse dimensioni sociali, economiche, culturali).

Ma sempre questo territorio non è stato solo il racconto dei grandi attrattori. Un significativo fermento si muove nel “cuore profondo” della regione: l’Irpinia, il Sannio, l’Alto Casertano e il Cilento montano. È qui che si gioca la sfida della “Campania dei Territori”, una visione che trasforma il rischio spopolamento in un’opportunità di resilienza e innovazione.

Certo, il dato della diminuzione demografica (circa 200.000 persone in un quinquennio) non è soltanto un dato numerico, ma rappresenta una significativa perdita di capitale umano qualificato, ovvero di giovani prevalentemente laureati. Questo declino avrà ripercussioni negative sulle dinamiche future dei sistemi locali, nonché sulle tendenze demografiche.

Alcune analisi (tra queste il rapporto di Confindustria Campania) evidenziano come le politiche attivate e le dinamiche economiche registrano comunque una certa vivacità con alcune tendenze che determinano, ad esempio, un incremento della forza lavoro con una tendenza superiore alla media regionale e una crescita, sia pur limitate, di imprese in questi territori.

Ovviamente la situazione complessiva descrive in maniera evidente un quadro denso di criticità e di punti deboli affrontato, comunque, con molte iniziative nel settore delle infrastrutture e dei servizi in settori strategici. L’elenco è ampio e tra queste spiccano: l’Alta Velocità/Alta Capacità (AV/AC) Napoli-Bari, Salerno-Reggio Calabria e il riconoscimento della Zona Economica Speciale (ZES) unica del Mezzogiorno, oltre alla costruzione di due importanti poli logistici, quello della Stazione Hirpinia (Grottaminarda-AV) e quello di Ponte Valentino (Benevento). Altri progetti pianificati includono l’asse viario Telese-Caianello, la valorizzazione della Diga di Campolattaro, il potenziamento della rete ferroviaria Valle Caudina e della rete ferroviaria Benevento-Avellino-Salerno.

Resta aperto e molto vivo il dibattito sul tema dello sviluppo di queste aree, anche se si paventa una sorta di resa in alcuni documenti a livello centrale che sanciscono come inevitabile il loro declino. È evidente che salvaguardare la ricchezza del territorio resta un elemento essenziale delle policy ed in tal senso è significativo il contributo di analisi di Fabrizio Barca, ex Ministro e coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità che, sulle aree interne ha ribaltato il paradigma: non si tratta di territori “marginali” da assistere, ma di luoghi con un potenziale inespresso che necessitano di una “strategia orientata ai luoghi”. Per Barca, lo sviluppo della Campania interna passa attraverso la partecipazione attiva delle comunità locali e il riconoscimento della dignità dei servizi essenziali (scuola, salute, mobilità), senza i quali nessuna impresa turistica o agricola può sopravvivere a lungo termine. Molto impattante la definizione che di queste aree fa Franco Arminio che suggerisce di individuare questi territori come “aree intense” laddove sottolinea che “le questioni delle aree intense si affrontano con un intreccio di intimità e distanza, serve la visione centrale e serve il confronto acceso e sperimentale coi territori, ciò che vale per una zona non vale per un’altra”.

La differenza deve stare nelle risposte non nella domanda: da questo punto di vista le istanze che arrivano al centro sono le stesse, mentre sono ben diverse le risposte da offrire.

In questo processo di riappropriazione territoriale, la Regione Campania ha sancito il ruolo fondamentale delle comunità locali attraverso la nuova Legge Regionale sulle Pro Loco. Questa normativa non riconosce più queste associazioni come semplici organizzatori di eventi, ma come veri e propri “bracci operativi” del marketing territoriale. Le Pro Loco diventano custodi della memoria e presidi di accoglienza, integrate ufficialmente nella rete di promozione regionale per garantire che ogni borgo abbia una voce e una visibilità nel mercato globale.

Il 2025, che si chiude con il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità, rafforza le iniziative avviate in Campania per il consolidamento degli itinerari enogastronomici come spina dorsale dell’economia rurale. Non si parla più di singole sagre, ma di percorsi strutturati che collegano le eccellenze DOCG dell’Irpinia ai distretti del Sannio così come le interconnessioni costa /interno in Cilento. Questi itinerari, supportati dai nuovi bandi regionali per la cooperazione turistica, permettono ai visitatori di vivere un’esperienza esperienziale che unisce il paesaggio agricolo alla qualità dei prodotti, trasformando il “Km 0” in una proposta di viaggio colta e sostenibile.

Lo strumento tecnico più ambizioso per attuare questa visione è rappresentato dai PIV (Programmi Integrati di Valorizzazione). Questi programmi permettono ai Comuni delle aree interne di consorziarsi per presentare progetti organici che integrino recupero urbano, rigenerazione culturale e sviluppo economico. I PIV superano la logica del finanziamento a pioggia “per singolo campanile”, favorendo una visione d’insieme che rende i territori più competitivi nell’accesso ai fondi europei e regionali.

La strada per il riequilibrio territoriale della Campania è ancora lunga, ma la sfida sarà trasformare le risorse in nuovi cantieri e le idee in posti di lavoro. Le iniziative da intraprendere possono essere molteplici.

Se la Campania dei Territori saprà fare rete, questi territori smetteranno di essere “il margine” per diventare il nuovo centro di un modello di vita più umano, autentico e sostenibile.

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