di Felice Fasolino*
Tra formazione, lavoro e trasformazioni produttive, il sistema campano delle qualificazioni si configura come un’infrastruttura pubblica strategica: uno strumento dinamico per orientare l’offerta formativa e dare piena riconoscibilità al patrimonio professionale delle persone.
Non sempre le grandi trasformazioni passano da luoghi immediatamente visibili. A volte prendono forma dentro dispositivi apparentemente tecnici, fatti di codici, standard, procedure, schede e classificazioni. Parole che sembrano appartenere soltanto al linguaggio amministrativo e che, invece, raccontano una questione concreta: la capacità di un territorio di leggere il lavoro che cambia, valorizzare i saperi professionali e costruire percorsi formativi realmente utili, vicini alle esigenze delle imprese e delle persone.
Il Repertorio Regionale dei Titoli e delle Qualificazioni (RRTQ) della Regione Campania nasce esattamente in questo spazio: tra norma e futuro, tra formazione e mercato del lavoro, tra diritti individuali e sviluppo collettivo. Non un semplice catalogo di profili professionali, ma un’infrastruttura pubblica delle competenze. Per comprenderne il valore, occorre partire da una domanda: come si è arrivati a considerare le competenze non più soltanto come esito di un percorso formativo, ma come patrimonio della persona, da individuare, validare e certificare?
Dalla formazione professionale regionale al sistema delle competenze
La storia della formazione professionale in Italia è anche la storia di un progressivo ampliamento di prospettiva. Per lungo tempo, essa è stata concepita soprattutto come canale operativo, distinto dal sistema scolastico e orientato all’inserimento lavorativo.
Un primo passaggio fondamentale è rappresentato dalla legge 21 dicembre 1978, n. 845, la legge-quadro in materia di formazione professionale. Con essa, lo Stato riconosce alle Regioni un ruolo centrale nella programmazione, nell’attuazione e nel finanziamento della formazione professionale. La formazione professionale si struttura così come ambito regionale, con una funzione fortemente professionalizzante: fornire conoscenze tecnico-pratiche, favorire l’accesso al lavoro, rilasciare attestati e qualifiche validi ai fini dell’avviamento professionale e, nei casi previsti, dell’inquadramento aziendale o dell’accesso ai pubblici concorsi. Quel modello segnava una distinzione netta: da un lato l’istruzione, di competenza statale; dall’altro la formazione professionale, affidata alle Regioni. Una separazione che, nel tempo, sarebbe stata progressivamente ricomposta dentro un sistema più integrato. Con la riforma del Titolo V della Costituzione, introdotta dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, il ruolo regionale viene rafforzato. Il nuovo articolo 117 ridefinisce il riparto delle competenze tra Stato e Regioni e colloca l’istruzione e formazione professionale nell’ambito della competenza residuale regionale. Le Regioni diventano così non solo soggetti attuatori, ma attori centrali nella costruzione di politiche formative capaci di rispondere alle specificità dei territori. Un ulteriore passaggio arriva con la legge delega 28 marzo 2003, n. 53, e con il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, che riorganizzano il secondo ciclo di istruzione e formazione. Si consolida il sistema dell’Istruzione e Formazione Professionale, la IeFP, con percorsi triennali per il conseguimento della qualifica professionale e quadriennali per il diploma professionale. La formazione professionale regionale entra in questo modo pienamente nel sistema educativo, mantenendo però la propria identità: una forte connessione con il lavoro, con le competenze operative e con i fabbisogni produttivi. In questo quadro si collocano anche i percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore, gli IFTS, istituiti dall’articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144, e poi riorganizzati dal DPCM 25 gennaio 2008. Sono percorsi post-secondari non universitari, pensati per formare tecnici specializzati in aree strategiche per l’innovazione e la competitività del sistema produttivo. Il fil rouge è chiaro: formazione, lavoro e crescita del territorio non possono più essere considerati ambiti separati.
La svolta dell’apprendimento permanente
La vera svolta arriva quando il sistema smette di guardare soltanto ai titoli e inizia a considerare anche ciò che una persona ha realmente appreso. La legge 28 giugno 2012, n. 92, la cosiddetta “Riforma Fornero”, introduce una visione più ampia dell’apprendimento permanente. Il lifelong learning non è più soltanto una necessità del mercato del lavoro, ma diventa un diritto della persona e una condizione per l’occupabilità, l’inclusione sociale, la cittadinanza attiva e la crescita del sistema Paese. A questa impostazione dà attuazione il decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13, che istituisce il Sistema nazionale di certificazione delle competenze e definisce le norme generali per l’individuazione, validazione e certificazione degli apprendimenti non formali e informali. È qui che il paradigma cambia. Non conta più soltanto il luogo in cui una persona ha appreso, ma ciò che effettivamente sa fare. Le competenze possono essere maturate in un’aula, ma anche sul lavoro, nel volontariato, nell’esperienza professionale, nella vita sociale. Possono derivare da percorsi formali, non formali o informali. Se sono riconducibili a standard condivisi, possono essere riconosciute e certificate. Il decreto legislativo n. 13 del 2013 prevede, inoltre, l’istituzione del Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali. È all’interno di questa architettura che i repertori regionali assumono un ruolo decisivo: collegano le qualificazioni territoriali al sistema nazionale, rendendole leggibili, confrontabili e spendibili.
Standard comuni e riconoscibilità europea
Negli anni successivi, il sistema si rafforza attraverso ulteriori provvedimenti. Il decreto interministeriale del 30 giugno 2015 definisce il quadro operativo per il riconoscimento nazionale delle qualificazioni regionali e delle relative competenze. Nasce il Quadro nazionale di riferimento delle qualificazioni regionali, con l’obiettivo di uniformare i sistemi territoriali e costruire un linguaggio comune. Il decreto interministeriale dell’8 gennaio 2018 istituisce poi il Quadro Nazionale delle Qualificazioni, il QNQ, che classifica le qualificazioni sulla base dei risultati di apprendimento e assicura il raccordo con il Quadro europeo delle qualifiche, l’EQF. Il principio è semplice ma fondamentale: le qualificazioni devono essere comprensibili non solo in ambito regionale o nazionale, ma anche nello spazio europeo. Il decreto interministeriale del 5 gennaio 2021 compie un ulteriore passo in avanti, adottando le linee guida per l’interoperabilità degli enti pubblici titolari del sistema nazionale di certificazione delle competenze. In altri termini, i sistemi informativi di Stato, Regioni e Province autonome devono poter dialogare tra loro, rendendo le certificazioni riconoscibili, consultabili e utilizzabili. Infine, il decreto interministeriale del 15 giugno 2023 aggiorna il Rapporto italiano di referenziazione delle qualificazioni al quadro europeo EQF, rafforzando il raccordo tra il sistema italiano e quello europeo. La traiettoria è evidente: dalla formazione professionale come ambito regionale separato si arriva a un sistema nazionale ed europeo delle competenze, fondato su standard, trasparenza, riconoscibilità e mobilità.
Il percorso della Regione Campania
Dentro questa evoluzione si colloca il lavoro della Regione Campania. Con la legge regionale 18 novembre 2009, n. 14, la Campania ha disciplinato il proprio sistema di formazione professionale, definendo obiettivi, modalità attuative e procedure per la verifica e la formalizzazione delle competenze acquisite nei diversi contesti di apprendimento. La normativa regionale prevede il rilascio, da parte della Regione, di certificazioni professionali di competenza, qualificazioni e specializzazione al termine delle attività formative e a seguito dell’accertamento dei risultati.
Il percorso si è poi consolidato con una serie di provvedimenti che hanno dato progressivamente forma all’architettura del sistema campano. La Deliberazione di Giunta Regionale n. 223 del 27 giugno 2014 ha istituito il Repertorio Regionale dei Titoli e delle Qualificazioni, definendo gli indirizzi sul sistema regionale degli standard professionali, formativi, di certificazione e di attestazione. L’obiettivo era costruire un quadro operativo per il riconoscimento, a livello nazionale, delle qualificazioni regionali e delle relative competenze, nell’ambito del Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali previsto dal decreto legislativo n. 13 del 2013. Con la Deliberazione di Giunta Regionale n. 808 del 23 dicembre 2015 sono stati, quindi, approvati gli standard formativi minimi generali per livello EQF, così da orientare la progettazione dei percorsi formativi nelle more della definizione degli standard formativi di dettaglio, successivamente approvati con specifici decreti dirigenziali.
Le qualificazioni regionali campane sono inserite nel Repertorio regionale dei titoli e delle qualificazioni, referenziato al Repertorio nazionale previsto dal decreto legislativo n. 13 del 2013. Questo raccordo è essenziale perché consente alle qualificazioni rilasciate a livello regionale di essere riconoscibili e spendibili anche oltre il perimetro territoriale campano. Nel 2025, la Regione Campania è intervenuta con un importante aggiornamento della normativa regionale in materia (L.R. 14/2009, artt. 37, 39 e 40), con l’obiettivo di:
- prevedere un sistema che colleghi in modo stabile la programmazione degli interventi formativi all’analisi dei fabbisogni territoriali e settoriali;
- adottare strumenti per la valutazione dell’impatto occupazionale delle attività proposte;
- rafforzare le misure per la formazione continua, con un riferimento chiaro ai “Patti per le competenze”;
- introdurre le micro credentials (micro-credenziali o micro-qualificazioni) e la possibilità di riconoscere competenze acquisite anche attraverso percorsi brevi e modulari.
Le modifiche, in attuazione del Piano Nuove Competenze – Transizioni (PNC-T), rappresentano un intervento strategico per accompagnare le transizioni verde e digitale (twin transition), agendo sulla riduzione del disallineamento tra domanda e offerta di competenze (skills mismacht). La direzione è inequivocabile: rafforzare un modello regionale capace di dialogare con il livello nazionale ed europeo, senza perdere il contatto con le esigenze concrete del tessuto produttivo campano.
Perché il Repertorio non è un archivio
Il Repertorio Regionale dei Titoli e delle Qualificazioni (RRTQ) è il cuore tecnico di questa architettura. Raccoglie e organizza le qualificazioni regionali, ma soprattutto ne garantisce la coerenza con gli standard professionali e formativi nazionali. È uno strumento che richiede aggiornamento costante, perché il lavoro cambia, le professioni evolvono, le imprese chiedono nuove competenze e le norme introducono nuovi criteri. La manutenzione del Repertorio comporta un’attività continua di analisi, verifica e riallineamento. Occorre controllare la coerenza delle qualificazioni con l’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni, l’infrastruttura nazionale che descrive processi di lavoro, sequenze di processi, aree di attività articolate per Settori Economico-Professionali (SEP). L’allineamento all’Atlante
consente di collegare le qualificazioni regionali a una struttura nazionale condivisa, rendendo il sistema più comparabile, trasparente e leggibile. Ma è anche un’operazione delicata, perché impone di verificare che ciascuna unità di competenza di cui si compone una qualificazione risulti associata ad attività lavorative effettive (descritte all’interno delle Aree di Attività – AdA), risponda agli standard richiesti e sia allineata all’evoluzione dei processi produttivi.
IeFP, IFTS e qualificazioni: il raccordo con il territorio
Il Repertorio si articola in aree diverse, ciascuna con proprie logiche di aggiornamento. Tra queste rientrano le:
- qualificazioni regionali non regolamentate, per le quali si procede ad un costante aggiornamento sulla base dell’evoluzione dei fabbisogni professionali e produttivi del territorio, mediante coinvolgimento diretto delle imprese, esperti di settore, da parte dei Centri Sperimentali per lo Sviluppo delle Competenze con riferimento al comparto, area, settore o filiera di riferimento, di cui alle Deliberazioni di Giunta Regionale n. 491 del 24 luglio 2018 e n. 262 del 15 giugno 2021;
- qualificazioni regolamentate, per le quali è necessario un presidio normativo ancora più rigoroso, perché requisiti professionali, standard formativi e modalità di accesso o esercizio delle professioni sono definiti da disposizioni nazionali o comunitarie (anche regionali, qualora l’atto sia preceduto dalla predisposizione del test di proporzionalità e conseguente e validazione da parte del Dipartimento per gli Affari Europei della Presidenza del Consiglio dei Ministri (ai sensi della direttiva 2018/958/UE);
- qualificazioni riferite all’ambito dell’Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) le quali sono finalizzati a formare figure tecniche specialistiche, connesse alle esigenze delle filiere produttive e dell’innovazione; in questo caso, il lavoro regionale non si esaurisce nel recepimento delle figure nazionali, in quanto occorre contestualizzare gli standard, adattarli al tessuto produttivo, valorizzare le specificità territoriali, cosa che viene svolta mediante la realizzazione di “curvature” regionali dei profili nazionali esistenti, ciò al fine di raccordare gli standard nazionali con i fabbisogni formativi emergenti / richiesti dal tessuto produttivo di riferimento; in questa mediazione tra quadro nazionale e fabbisogni locali, il Repertorio mostra la sua funzione più strategica: accompagnare le trasformazioni / evoluzioni che avvengono in ambito di lavoro mediante definizione di percorsi formativi coerenti, riconoscibili e spendibili;
- qualificazioni riferite all’ambito dell’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), le quali sono sviluppate in coerenza con il Repertorio nazionale delle figure di Operatore e Tecnico, definito mediante Accordo in Conferenza Stato-Regioni del 1° agosto 2019; anche in questo caso, il lavoro regionale non si esaurisce nel recepimento delle figure nazionali, in quanto occorre contestualizzare gli standard, adattarli al tessuto produttivo, valorizzare le specificità territoriali e partecipare ai tavoli tecnici nazionali per la revisione e l’aggiornamento delle figure.
Certificare le competenze, riconoscere le persone
Il Repertorio è anche il riferimento essenziale per i servizi di Individuazione, Validazione e Certificazione (IVC) delle competenze comunque acquisite. La Regione, in quanto “Ente Titolare” della funzione di riconoscimento delle competenze, ha approvato con la Deliberazione di Giunta Regionale n. 314 del 28 giugno 2016 il Dispositivo Integrato S.C.R.I.V.E.R.E. – Sistema di Certificazione Regionale di Individuazione, Validazione e Riconoscimento delle Esperienze, recependo le disposizioni del decreto interministeriale del 30 giugno 2015 e rafforzando il quadro regionale dei servizi IVC. La DGR 314/2016 è stata successivamente integrata a mezzo della
Deliberazione di Giunta Regionale n. 314 del 24 giugno 2024.
I servizi IVC consentono alle persone di vedersi riconosciute competenze acquisite anche al di fuori dei percorsi formali di istruzione e formazione. Il Repertorio fornisce gli standard rispetto ai quali tali competenze possono essere individuate, validate e, nei casi previsti, certificate. È un passaggio di grande valore sociale. Molte persone possiedono saperi e capacità costruiti nel tempo, ma non sempre accompagnati da un titolo. Senza un sistema di riconoscimento, questo patrimonio rischia di restare invisibile. Attraverso il Repertorio e i servizi di certificazione, invece, possono diventare patrimonio riconoscibile. Certificare una competenza significa attribuire valore pubblico a ciò che una persona sa fare. Significa rafforzare l’occupabilità, favorire la mobilità professionale, sostenere la riqualificazione e rendere più equo l’accesso alle opportunità formative e lavorative.
Il lavoro tecnico che sostiene le politiche pubbliche
Il Repertorio vive di un lavoro tecnico spesso invisibile, ma decisivo. Ogni aggiornamento richiede analisi normative, verifiche, istruttorie, raccordo con i livelli nazionali e confronto con il sistema produttivo. In questo quadro si inserisce anche il ruolo dell’assistenza tecnica fornita dalla Fondazione IFEL Campania, che affianca gli uffici regionali nelle attività di analisi, sistematizzazione, aggiornamento e valorizzazione del Repertorio regionale dei titoli e delle qualificazioni, in sinergia con i Centri Sperimentali per lo Sviluppo delle Competenze. Un supporto specialistico e metodologico che contribuisce alla coerenza degli strumenti, alla tracciabilità dei processi e al raccordo tra norme, fabbisogni professionali, formazione e lavoro. È qui che l’innovazione pubblica diventa concreta: nella capacità di mantenere le qualificazioni aderenti alle trasformazioni del lavoro. Senza questo presidio, i percorsi formativi rischiano di perdere coerenza, gli standard di indebolirsi e le competenze di restare difficili da riconoscere. Un Repertorio dinamico, invece, rafforza la programmazione, sostiene le politiche attive, migliora l’offerta formativa e accompagna le transizioni professionali. Per questo la sua manutenzione non è burocrazia, ma governo strategico delle competenze.
Una infrastruttura per lo sviluppo
Cos’è, allora, il Repertorio regionale dei titoli e delle qualificazioni? Di certo, una leva strategica.
Oggi le competenze sono la vera grammatica dello sviluppo e il Repertorio è lo strumento che le rende visibili, ordinate, aggiornate e spendibili. Non un archivio, ma una mappa viva: normativa, tecnica e sociale. Una mappa che cambia insieme al lavoro e consente al territorio non solo di interpretare le trasformazioni, ma di governarle.
*E a cura del Gruppo di lavoro IFEL Campania (commessa SVCC – repertorio, accreditamento e politiche attive del lavoro) a supporto del Sistema di validazione e Certificazione delle competenze della Regione Campania


