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La lezione appresa dall’istruzione a distanza: un indice per misurare e mitigare l’impatto della deprivazione digitale

di Pasquale Russiello

L’improvviso ricorso alla tecnologia informatica, quale soluzione alternativa alla scuola in presenza, ha portato alla luce, in tutta la sua gravità, un’ulteriore, latente, effetto del divario economico che caratterizza molti adolescenti: la deprivazione digitale.

Per deprivazione digitale si intende quella combinazione di fattori interni al nucleo familiare e riguardanti il contesto territoriale nel quale vivono, che ha reso la didattica a distanza agevole e produttiva per alcuni, complessa e limitante per altri.

Mentre la frequentazione scolastica in presenza, consente una eguale partecipazione alle attività educative e pone il corpo docente in condizioni di assicurare omogeneità alle relazioni scolastiche e di avere contezza della crescita dell’apprendimento dei propri alunni, l’improvviso switch alla didattica a distanza ha portato alla creazione di classi nelle classi, distinguibili in base a: qualità delle condizioni logistiche, disponibilità di accesso alla rete, funzionalità dei device impiegati e valore del supporto familiare all’impiego produttivo degli strumenti e delle tecnologie digitali.

Didattica a distanza ha significato didattica da casa, ovvero banchi di scuola da improvvisare, attrezzature da reperire, spazi da adattare. Questo ineluttabile passaggio ha fatto emergere un serie di distinguo tra quegli alunni che potevano disporre di un’adeguata struttura di supporto ed altri per i quali la DAD ha significato far emergere, senza alcuna riservatezza, nuovi evidenti disagi.

La natura delle difficoltà incontrate da contesti familiari impreparati ad affrontare questa nuova emergenza “digitale”, induce ad individuare cinque tipologie di fabbisogni: (1) Disponibilità di device dotati di adeguata capacità di elaborazione e di memoria; (2) Accessibilità ad una rete domestica sufficientemente veloce e stabile per consentire prolungati collegamenti audio e video; (3) Presenza di condizioni domestiche idonee a svolgere le lezioni con un appropriato livello di concentrazione; (4) Infrastrutture esterne che garantiscono la presenza di un’ adeguata banda; (5) Contesto familiare capace di governare la perdurante presenza in rete come occasione per sviluppare e condividere modalità di ricerca, apprendimento ed emersione di nuove curiosità e competenze.

Tali condizioni, hanno connotato l’anno scolastico frequentato da casa ed influito, in modo evidente, sul rendimento e l’efficacia della partecipazione alle lezioni.

In taluni quartieri ed aree che non dispongono di un’adeguata banda, in contesti abitativi rimaneggiati ed in quelle famiglie nelle quali non era, e non è, possibile sostenere la maggiore propensione alla spesa per prodotti e servizi tech, si è verificata quella che viene definita deprivazione digitale, ovvero una nuova, dirimente, forma di discriminazione sociale e di limitazione alla crescita ed al diritto all’apprendimento di ogni studente.

Alle variabili “fisiche” se ne aggiunge una quinta che afferisce alla capacità e disponibilità del contesto familiare di capitalizzare questo improvviso ricorso alla rete per sviluppare nuove modalità di ricerca e di arricchimento conoscitivo.

Qual è lo stato dell’arte in Italia e in Campania

Per quanto riguarda i primi due punti: disponibilità di computer domestici e sovraffollamento abitativo, sono esplicativi i dati della pubblicazione Istat “Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi” del 6 aprile 2020[1].

In merito alla presenza di infrastrutture esterne e alle utenze domestiche dotate di adeguata banda, il documento “La Strategia Italiana per la Banda Ultralarga – Verso la Gigabit Society”[2], pubblicato dai Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale e il Ministero dello Sviluppo Economico il 25 maggio 2021, fornisce i seguenti dati: (a) alla fine di marzo del 2021 solo il 55% delle famiglie è coperto da una rete con velocità superiore a 100 Mbit/s, e poco meno del 23% è coperto con una rete in grado di fornire velocità di trasmissione in download fino a 1 Gbit/s; (b) a dicembre 2020 sono circa 18.1 milioni le linee di accesso complessive, di cui 5.6 milioni (31% circa) a banda larga (velocità inferiore a 30 Mbit/s) e 12.5 milioni (69% circa) a banda ultralarga. Di queste ultime solo circa 1.82 milioni sono linee Fiber To The Home (FTTH) a 1 Gbit/s 3.

Dai dati sui quali si è basato il bando voucher digitalizzazione[3], emerge, inoltre, che la Campania presenta, nel 2020, una quota di unità abitative con accesso ad una rete fino a 1 Gbit/s del 37,7% rispetto al 53,5% della Lombardia.

L’excursus sui dati afferenti la presenza e la distribuzione della deprivazione digitale, si citano le conclusioni sul calcolo annuale dell’indice DESI 2020[4], dal quale si evince che l’Italia in Europa è 25esima su 28 Stati membri.

Qual è la lezione che dev’essere appresa dall’esperienza della DAD e come è possibile canalizzare in modo efficace le risorse del Pnrr per prevenire la crescita del divario ed arginare l’impatto della deprivazione digitale sulla crescita degli studenti che vivono una forma di disagio?

Determinare un coefficiente di deprivazione digitale, può essere un metodo per ponderare entità e tipologia di supporto da offrire a determinate situazioni domestiche e familiari. Tale indicatore potrebbe essere implementato con la disponibilità delle famiglie a superare il gap e dei docenti a qualificare un’analisi immediatamente adottabile.

L’indice di deprivazione digitale

L’indice di deprivazione digitale è un valore compreso tra -2 e +2 ed è formato dalla media ponderata dei cinque elementi riportati in tabella.

La ponderazione, utilizzata nell’esempio, può essere adattata a seconda del contesto territoriale ovvero laddove il quartiere sia dotato di banda ultralarga le infrastrutture esterne possono pesare poco o nulla, in altre circostanze va dato il giusto valore al fine di compensare quello che è un disagio non superabile nel breve.

L’indice di deprivazione digitale potrebbe essere utilizzato sia per indire una procedura finalizzata a fornire i supporti necessari ad allineare -per quanto possibile- la dotazione tecnologica e le condizioni di impiego dei device, sia per riparametrare il diverso rendimento scolastico tra alunni che hanno partecipato all’esperienza della DAD da “classi” diverse.

deprivazione
[de-pri-va-zió-ne]

s.f. (pl. -ni)

Privazione o insufficienza di elementi o condizioni essenziali al compiuto sviluppo e alla soddisfazione delle necessità dell’individuo: d. affettiva
|| Deprivazione culturale o linguistica, carenza culturale o linguistica causata da condizioni ambientali sfavorevoli

[1] Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi (istat.it)
[2] Strategia BUL.docx (innovazione.gov.it)
[3] Piano Voucher per la connettività
[4] Digital Economy and Society Index (DESI) 2020 | Shaping Europe’s digital future (europa.eu)

 

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