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Agenda 2030: la Campania e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

di Nino Femiani

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile è un programma d’azione globale, finalizzato a cancellare la povertà, a proteggere il pianeta e a garantire il benessere e la pace. Fu adottato, con voto unanime, con la risoluzione 70/1 del 15/09/2015 denominata «Trasformare il nostro mondo. L’Agenda per lo sviluppo sostenibile», dai 193 Paesi membri dell’Onu. Entro il 2030 gli Stati si sono impegnati a raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals (Sdgs), in essa contenuti. Quali sono? Si tratta di obiettivi ambiziosi, una sorta di «carta dell’umanità». 1) Porre fine alla fame. Sconfiggere la povertà. 2) Raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile. 3) Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età. 4) Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento permanente per tutti. 5) Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze. 6) Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie. 7) Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni. 8) Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti. 9) Costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile. 10) Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le nazioni. 11) Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili. 12) Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo. 13) Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico. 14) Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile. 15) Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita di diversità biologica. 16) Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire a tutti l’acceso alla giustizia e creare istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive a tutti i livelli. 17) Rafforzare gli strumenti di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile. E la Campania? Partecipa al Green City Network per la condivisione delle policy e delle misure attivabili per realizzare cambiamenti in direzione sostenibile nelle città italiane che prediligano soluzioni avanzate, dalla bioedilizia alle tecnologie bioclimatiche, quelle a basso consumo energetico, ai processi circolari di gestione delle risorse, alla mobilità sostenibile, per abbattere le emissioni di gas serra e l’inquinamento dell’aria. Cinque le aree di Agenda 2030 direttamente toccate: a) agricoltura; b) riqualificazione urbana; c) abitare sostenibile; d) mobilità Sostenibile; e) smart mobility nelle aree interne della Campania – Progetto “Borgo 4.0” che rappresenta il coordinamento tra strategia di azioni di ricerca e sviluppo, di innovazione tecnologica, sperimentazione di nuovi modelli e di nuove tecnologie della mobilità. “Borgo 4.0” coinvolge 54 imprese, le cinque università campane con i centri di ricerca pubblici ed il Cnr, in un piano complessivo di investimenti di oltre 76 milioni di euro. Tutto bene, tutto bello? Il libro dei sogni è diventato realtà? Macché, la «tempesta perfetta» che si è abbattuta sull’Europa (pandemia, guerra in Ucraina, alta inflazione per l’impennata delle materie prime, recessione alle porte) allontana l’Italia e la Campania dagli Sdgs, gli obiettivi di sviluppo sostenibile di Agenda 2030. Nonostante considerevoli sforzi e alcuni progressi conseguiti nel periodo 2015-2019, molti Paesi sono in ritardo nel raggiungimento della gran parte dei target per ciascun Sdg atteso per il 2030. Di conseguenza, nel settembre 2019, durante l’High-Level Political Forum (HLPF) on Sustainable Development svoltosi a New York, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha invitato tutti i settori della società a mobilitarsi per un nuovo “Decennio d’Azione” (Decade of Action) che possa accelerare l’implementazione dell’Agenda 2030 attraverso una maggiore leadership, più investimenti e l’attuazione di soluzioni più efficaci nel perseguire gli Sdgs a livello globale; una maggiore considerazione delle transizioni necessarie a supporto della sostenibilità dello sviluppo nelle politiche, nei bilanci, nelle istituzioni e nei quadri normativi di governi, città e autorità locali; un maggiore attivismo della società civile e di tutti gli stakeholder che sostenga le necessarie azioni di cambiamento.

Questo endorsment ha di certo portato ad una maggior sensibilizzazione delle parti interessate in merito alla necessità di impegnarsi maggiormente nell’attuazione dell’Agenda 2030. Ma nonostante il monito di Guterres, le cose non sono migliorate. Se prima del 2019 il peggioramento riguardava cinque obiettivi: povertà, pulizia delle acque, salute dell’ecosistema terrestre, pace e giustizia e cooperazione internazionale, nel 2022, stando agli indicatori di sostenibilità elaborati da Asvis (l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), solo due degli obiettivi risultano in miglioramento: energia pulita e accessibile, lavoro e crescita economica. Il PNRR costituisce un grande strumento per centrare i Sdgs, è stato pensato e costruito anche per questo. Ma i dati di dicembre 2022 ci dicono che il PNRR è in affanno, che si spenderanno solo 12-13 miliardi dei 22 previsti per quest’anno (all’inizio erano 34) e che il suo flop rischia di far affondare definitivamente anche l’Agenda 2030. Altro tema è la conoscenza dell’Agenda e dei suoi obiettivi. In un report dello scorso maggio, solo il 42% degli studenti italiani ne ha sentito parlare e solo il 15% ha affrontato il tema a scuola. Bisogna ovviamente fare di più come dicono con crudezza queste percentuali, ma occorre anche chiarire bene di cosa si parla. Molti cittadini associano la sostenibilità ai temi ambientali e non a quelli di giustizia ed equità sociale. Occorre allora una campagna informativa rivolta a studenti e cittadini per innescare un cambiamento perché Agenda 2030 è anche quello che mangiamo, che acquistiamo, quello che facciamo nei nostri posti di lavoro, in famiglia e nelle comunità in cui viviamo.

La Campania è in ritardo su questo punto, ferma ad accordi fatti tra il 2017 e il 2019 con ministero dell’Ambiente e università campane. Lavoro e ambiente erano le due questioni più urgenti indicate dai cittadini della Campania. Secondo una rilevazione realizzata da Ipsos nel 2019, la metà dei campani (50% contro il 43% degli italiani) ritiene prioritarie le problematiche legate a occupazione ed economia e il 37% degli abitanti della regione rispetto a una media nazionale del 28% è preoccupato per l’ambiente e il territorio. Nella lista delle necessità seguono poi la mobilità (33%), la sicurezza (25%), le istituzioni (23%), il welfare (21%), l’immigrazione (2%). Inoltre, la valutazione sulla qualità della vita in Campania è decisamente negativa: così la giudica il 59% dei residenti contro il 35% degli italiani. La nota di aggiornamento del documento di programmazione economica e finanziaria 2020-2022, approvato da giunta e Consiglio regionale a fine 2019, ha attualizzato alcuni interventi relativi alle azioni di salvaguardia dell’ambiente, potenziamento della mobilità, intensificazione della lotta allo spreco alimentare, incentivazione delle politiche di sostegno della biodiversità zootecnica, attivazione di azioni per la formazione permanente e la certificazione delle competenze, sostegno e promozione di attività di integrazione, inclusione e sviluppo socio-antropologico favorendo reti e partenariati nel terzo settore.

La Campania fino a oggi ha fatto passi in avanti sui Goal (Salute), (Infrastrutture e innovazione), (Produzione e consumo responsabili), (Giustizia ed istituzioni). Andamenti negativi vengono invece misurati nei Goal (Povertà), (Istruzione), (Acqua pulita e servizi igienico sanitari), (Città e comunità sostenibili). Quanto manca alla Campania per centrare alcuni target quantitativi dell’Agenda 2030? Secondo l’Asvis si registrano allontanamenti su molti target. Tra questi, quelli relativi alle persone a rischio povertà, ai feriti per incidenti stradali, alla quota di laureati, al gap occupazionale di genere, all’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua, ai consumi finali lordi di energia, al tasso di occupazione, alla quota di Neet, alle disuguaglianze del reddito disponibile, ai posti-km per abitante offerti dal trasporto pubblico locale e alla produzione di rifiuti urbani. In Città Metropolitana di Napoli si registrano degli andamenti tali da permettere il raggiungimento di due soli obiettivi: l’efficienza delle reti idriche (aumentata di 8,8 punti percentuali), e i consumi di energia elettrica (diminuiti del 5,0% negli ultimi cinque anni). Al contrario c’è una tendenza al peggioramento per diversi target: il divario occupazionale di genere e i superamenti del valore limite giornaliero delle PM10 sia nel breve sia nel lungo periodo; la produzione di energia rinnovabile che negli ultimi cinque anni aumenta di solo 0,3 punti percentuali; l’incremento di consumo di suolo annuo, che passa da 2,3 a 2,2 ha per 100mila abitanti. Le maggiori criticità si registrano per quattro target: il tasso di feriti per incidente stradale, la quota di NEET e i posti-km per abitante offerti dal trasporto pubblico locale che presentano un andamento negativo sia nel breve sia nel lungo periodo. Anche il tasso di occupazione negli ultimi 15 anni si è mosso in direzione contraria a quella prevista dal target, essendo diminuito di 4,1 punti percentuali.

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