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Dal framework metodologico al Living Lab: lo stato dell’arte del Progetto “You’re In”

di Gaetano Di Palo

Il passaggio dalla teoria alla pratica è, nel dominio ambientale, uno dei nodi più difficili da sciogliere. Temi come la gestione delle risorse naturali, la promozione del ricorso alle energie rinnovabili, la sostenibilità economica degli interventi green o la rigenerazione degli ecosistemi si prestano infatti con relativa facilità alla concettualizzazione e conseguente formazione teorica, alla denuncia di rischi, di carenze e lacune legislative e di governance, ma faticano poi non poco a tradursi in competenze operative quando il contesto è quello di comunità reali, maxime se periferiche, rurali o svantaggiate, laddove mancano risorse, infrastrutture o più semplicemente modelli di riferimento replicabili.

È in questo spazio che tenta di collocarsi l’azione condotta da IFEL Campania con il suo progetto “You’re In”, giunto a luglio 2026 a un punto di avanzamento che permette una prima verifica concreta di questo bridging. A quasi un anno dal kickoff di ottobre 2025, infatti, questo progetto Erasmus+ KA220-YOU coordinato dalla Fondazione entra nella fase in cui gli strumenti metodologici messi a punto dai partner vengono trasferiti sul campo. Dopo una prima fase dedicata alla costruzione del framework pedagogico condiviso e del manuale didattico, il progetto si avvia verso il primo Living Lab, in programma ad Aveiro, in Portogallo, a partire dal 9 novembre 2026.

La cooperazione tra partner provenienti da contesti nazionali diversi normalmente richiede, come primo passo operativo, la definizione di un linguaggio comune. In quest’ottica che il consorzio ha sviluppato un framework didattico condiviso: un insieme di criteri e principi che orientino la produzione di tutti i materiali formativi del Progetto, garantendo coerenza metodologica e un approccio inclusivo, a prescindere dal partner che li elabora. Ed è proprio su questa base che è stato costruito il Manuale Didattico di progetto, articolato in una ampia parte introduttiva e metodologica trasversale — dedicata ai concetti e modelli di sostenibilità e cittadinanza attiva — e in cinque moduli monotematici, ciascuno curato da un partner del Consorzio sulla base della propria competenza specifica:

  1. Fondazione IFEL Campania (Italia) – lettura della spesa ambientale come investimento strategico piuttosto che come costo, con un focus sui meccanismi di finanziamento e sul ritorno socioeconomico degli interventi green;
  2. Danmar (Polonia) – gestione sostenibile della risorsa idrica, con strumenti per la riduzione degli sprechi e l’adozione di soluzioni circolari a livello locale;
  3. Serenity Solutions for Education and Development (Francia) – rapporto tra politiche pubbliche europee e azione locale nell’ambito della green economy;
  4. Association Hexagonale de l’Innovation Sociale et de l’Education (Francia) – servizi ecosistemici, biodiversità e rigenerazione locale come leve di resilienza climatica;
  5. AEVA (Portogallo) – eco-imprenditorialità ed ecoturismo come modelli di sviluppo per le aree rurali.

Il Manuale è concepito come Open Educational Resource. Giova segnalare che la sua funzione non è quella di prodotto conclusivo, bensì di una base operativa per le attività di implementazione progettuale –come, ad esempio, i Living Lab che seguiranno. Il termine “Living Lab” è stato scelto deliberatamente nel disegno del Progetto onde enfatizzare una distanza precisa rispetto ai formati più tradizionali di scambio formativo transnazionale (i.e. LTTA). Non si tratta infatti di un mero ciclo di lezioni frontali, né di una conferenza con un pubblico in ascolto, ma di un ambiente sperimentale in cui piccoli gruppi multinazionali – opportunamente selezionati e mescolati – lavorano su micro-sfide reali, con l’obiettivo di produrre soluzioni riportabili e quindi applicabili ai rispettivi propri contesti territoriali.

Il primo Living Lab si terrà dunque ad Aveiro dal 9 novembre prossimo, ospitato dal partner portoghese AEVA (Associação para a Educação e Valorização da Região de Aveiro) e co-progettato da tutti i membri del Consorzio. Coinvolgerà 30 giovani tra i 18 e i 30 anni, selezionati nei territori dei diversi partner, che lavoreranno in gruppi misti affiancati da docenti, facilitatori e referenti di progetto.

L’attività centrale della settimana è il project work: i partecipanti utilizzeranno il manuale didattico e gli altri materiali prodotti dal consorzio per elaborare micro-progetti riferiti a problematiche concrete dei propri territori di provenienza. L’impianto metodologico privilegia l’apprendimento non formale rispetto alla trasmissione frontale di contenuti: workshop, peer-learning, poster, metodologie partecipative ed anche unità didattiche con tool di realtà virtuale.

Al fine di assicurare il conseguimento degli obiettivi progettuali in termini di impatto sulle comunità locali (specie quelle situate in contesti svantaggiati e rurali) ogni partner ha condotto una scrupolosa procedura di selezione per individuare i giovani da coinvolgere nel primo Living Lab. Per l’Italia, la selezione condotta da IFEL Campania ha portato all’individuazione di 10 giovani partecipanti. È bene segnalare che il processo non è stato di natura puramente amministrativa: tant’è che il modello contenente i criteri di valutazione – previamente individuati e condivisi dai partner – include, oltre al profilo curricolare, la motivazione espressa dal candidato e il suo potenziale di agire, al rientro nel proprio contesto, come moltiplicatore delle competenze acquisite — un elemento quest’ultimo considerato fondamentale per la sostenibilità del progetto oltre la durata delle singole attività.

Un altro degli aspetti di maggiore rilevanza tecnica che corredano il Living Lab riguarda la validazione del Sistema di Certificazione delle competenze, uno degli output principali del Progetto. È questo un sistema pensato e progettato dai partner per riconoscere e attestare ufficialmente le competenze acquisite attraverso percorsi di apprendimento non formale — un ambito in cui la certificazione resta tradizionalmente più debole rispetto ai percorsi formali. Il Living Lab di Aveiro rappresenta quindi anche l’occasione di un primo test del framework di Certificazione in un contesto reale: i partecipanti saranno osservati e valutati secondo gli indicatori definiti dal consorzio, e i feedback raccolti da giovani, facilitatori e docenti serviranno a verificare la chiarezza dei parametri stessi, l’inclusività del processo e la spendibilità percepita del Certificato finale in ambito lavorativo e formativo. Si tratta, come del resto sovente accade in queste attività di produzione di standard, di una fase di validazione iterativa, i cui esiti orienteranno eventuali correzioni al Sistema prima della sua applicazione nelle fasi successive del progetto.

In definitiva “You’re In” si trova in una fase di passaggio tra la produzione degli strumenti metodologici e la loro prima verifica sul campo. La finalizzazione del Manuale Didattico e la conclusione dei processi di selezione locale già rappresentano in tale ottica i presupposti operativi per il Living Lab di novembre, che costituirà il primo banco di prova sia dei contenuti e metodi formativi sia del Sistema di Certificazione.

I risultati di questa prima attività – in termini di project work prodotti, feedback sul framework di Certificazione e riscontri dei partecipanti – costituiranno la base informativa per le fasi successive del progetto, la cui azione di riferimento resta sempre e comunque la KA220-YOU del programma Erasmus+ e quindi dedicata alla cooperazione tra organizzazioni attive nel settore giovanile.

A tal proposito non è affatto ozioso sottolineare un elemento di fondo che attraversa l’intero impianto del Progetto: dare voce ai giovani, nel disegno di “You’re In”, non significa fornire loro una piattaforma di denuncia o di protesta sui temi ambientali, modello di attivismo pubblico che negli ultimi anni ha avuto ampia pubblica eco, ma che spesso fatica a tradursi in risultati e miglioramenti misurabili sui territori. La scelta metodologica del Progetto va in una direzione diversa e complementare: mettere i giovani nelle condizioni di agire concretamente, attraverso competenze tecniche per interpretare fenomeni e rischi, mediante strumenti di lettura delle scelte e manovre di spesa pubblica e con l’invito allo sviluppo di tecniche e capacità progettuale, in modo che questi possano incidere direttamente e consapevolmente sulle proprie comunità. Insomma, una forma evoluta di cittadinanza attiva che si misura in micro-analisi documentate, in scelte propositive circostanziate e quantificate ed elaborazione tecnica di project work grazie anche all’acquisizione di competenze certificate, approcci ed asset ben più importanti e durevoli di una mera ed effimera visibilità e risonanza mediatica.

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