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Assistenti sociali: i fondi nazionali per il miglioramento dei servizi comunali puntano anche ad un rafforzamento delle risorse umane

di Claudia Peiti e Chiara Melissano

A partire dalla Legge di bilancio 2021 vengono stanziate risorse aggiuntive a regime per le assunzioni di assistenti sociali e di altre professionalità che lavorano in ambito sociale. Sebbene l’accesso alle risorse segua due canali diversi – definito come raggiungimento di livelli essenziali da un lato e soddisfacimento di obiettivi di servizio dall’altro – la finalità è univoca, ovvero incentivare gli enti alla costruzione di un capitale umano qualificato ed interno all’ente, così da consentire un effettivo rafforzamento dei servizi sociali comunali.

Numerosi sono i miglioramenti che ci si aspetta di vedere in ambito sociale grazie all’applicazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (d’ora in poi PNRR), del nuovo ciclo di Programmazione Nazionale ed Europeo 2021-2027 e dagli interventi di sostegno messi in atto dalle politiche nazionali dal 2021.

Gli interventi da realizzare nel PNRR coinvolgeranno in modo cruciale i comuni, i quali potranno operare sia singolarmente che associati negli Ambiti Territoriali Sociali (d’ora in poi ATS). Le misure previste puntano ad un consolidamento dei servizi sociali in generale, e, in particolare, ad una crescita consistente per quei servizi di assistenza presso le abitazioni degli utenti. A ciò si aggiungono gli interventi a tutela delle persone senza dimora, prevedendo non solo abitazioni temporanee ma anche percorsi di integrazione sociale. L’investimento previsto in tema di inclusione e coesione nel PNRR, per il Mezzogiorno ammonta a 19,81 miliardi in totale, valore che corrisponde al 39,4% delle risorse totali.

Gli interventi previsti dal PNRR saranno poi da coordinare con quanto già previsto all’interno del Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali 2021-2023 e andranno a supporto di quanto previsto dalla programmazione europea per il periodo 2021-2027. I programmi attivati sono diversi: in tema di servizi sociali, rilevanti sono il Fondo Sociale europeo Plus (FSE+), principale strumento a disposizione dei paesi europei per investire nelle persone, e il Fondo Europeo di sviluppo Regionale (FESR), il quale finanzia operazioni di rafforzamento di coesione economica, sociale e territoriale dell’UE, attraverso l’attuazione di programmi specifici adottati dagli enti locali. Le risorse che saranno destinate all’Italia, per il periodo 2021-2027, ammontano a circa 43,5 miliardi.

Tra gli obiettivi del nuovo ciclo di investimenti dell’UE, quello del potenziamento dei servizi sociali costituisce infatti un punto fondamentale: il sostegno delle persone a rischio di povertà, la lotta all’esclusione sociale attraverso la predisposizione di piani adatti e la disponibilità di infrastrutture che siano adeguate, di qualità e accessibili a tutti, stante che la percentuale di persone a rischio resta tra le più elevate dell’Unione Europea. Nel procedere in questa direzione, le pagine del piano europeo ricordano di come, soprattutto nelle zone rurali, le difficoltà personali siano maggiori e i servizi sociali meno disponibili: viene quindi chiesto all’Italia di tenere in considerazione le esigenze specifiche di determinate aree con minor grado di sviluppo socio-economico, tra cui rientrano molti territori del Mezzogiorno.

Obiettivi sono quindi la maggiore accessibilità ai servizi, riducendo i prezzi e optando per la digitalizzazione, l’offerta di servizi sempre più personalizzati, basati sulle esigenze del singolo, la promozione di percorsi di inclusione e integrazione, anche e soprattutto dei migranti, includendo soluzioni abitative, la transizione da servizi residenziali a servizi di assistenza domiciliare, con lo scopo di coltivare l’autonomia di anziani, disabili e persone con vulnerabilità.

A livello nazionale, complice anche l’emergenza da Covid-19 che ha contrassegnato il biennio 2020-21 e che ha fatto emergere con drammatica chiarezza l’importanza dei presidi territoriali, l’esigenza di miglioramento sul versante dei servizi sociali ha trovato accoglimento finanziario nella legge di stabilità per il 2021 (L. 178/2020), nella quale una serie di risorse aggiuntive vengono indirizzate al rafforzamento della spesa corrente dell’ente, dal personale alle prestazioni di servizio, nonché agli interventi per la domiciliarità e la disabilità.

Più in particolare, in tale sede l’intervento è stato duplice. In primo luogo, si è arrivati a stanziare risorse, nel limite delle risorse disponibili a legislazione vigente, finalizzate al perseguimento di un livello essenziale di servizio (art.1 comma 797, lett. a) e di un successivo obiettivo di servizio in termini di assistenti sociali (art.1 comma 797, lett. b)[1].

Ciò implica che per ogni assistente sociale assunto nell’ambito territoriale sociale, o nei comuni che ne fanno parte, si rende disponibile un contributo pari a 40mila euro annui fino al raggiungimento di una soglia di un assistente sociale ogni 5mila abitanti e a 20mila euro annui fino al raggiungimento di una soglia di un assistente sociale ogni 4mila abitanti.

In secondo luogo, si è giunti alla definizione di un ulteriore obiettivo di servizio che deriva dal recepimento dei lavori della Commissione tecnica dei Fabbisogni Standard (CTFS) che hanno incrementato la dotazione del fondo di solidarietà comunale (FSC) per il potenziamento dei servizi sociali di 215,9 milioni di euro per il 2021, con risorse incrementali fino al 2030 e che a regime ammonteranno a 650,9 milioni (art. 1, comma 791 e 792). Tra le finalizzazioni dei fondi aggiuntivi FSC, figura altresì l’assunzione di assistenti sociali fino al raggiungimento di una soglia di un assistente sociale ogni 6.500 abitanti. Questo ulteriore intervento è stato disegnato come propedeutico al successivo accesso di risorse ricordato in precedenza.

È evidente come le politiche nazionali in ambito sociale abbiano dunque messo al centro la professione degli assistenti sociali, ritenendo che il miglioramento dei servizi sociali debba passare attraverso una “giusta” dotazione di assistenti sociali e l’impiego di capitale umano specializzato.

L’importanza di dotarsi di un capitale umano specializzato viene altresì ribadita dalla possibilità di utilizzare i fondi aggiuntivi FSC per il potenziamento dei servizi sociali anche per l’assunzione di specifiche professionalità, evocando indirettamente i benefici più volte richiamati dagli esperti di settore di creazione di equipe multidisciplinari per lo svolgimento del servizio.

Il principio dell’etero-finanziamento viene infine associato a tali provvedimenti così come quello sulla neutralità rispetto alla capacità assunzionale, sia per tali figure che per le assunzioni specifiche per il PNRR. Ciò rende di nuovo chiaro come l’investimento sul capitale umano sia ritenuto dal legislatore prioritario per la fornitura di servizi comunali migliori.

Va segnalato che il complesso di questi interventi è avvenuto senza avere un quadro ben delineato delle attuali dotazioni di assistenti sociali. Le risorse aggiuntive veicolate all’interno del FSC sono soggette a stringenti obblighi informativi e di rendicontazione, fra i quali figura appunto la comunicazione delle attuali consistenze di assistenti sociali. L’intervento è oggi al secondo anno di applicazione degli incentivi per i servizi sociali e la disponibilità dei primi risultati costituirà un primo riscontro sull’efficacia delle politiche messe in atto.

 

[1] In ambito sociale, non sussistono ad oggi dei chiari e riconosciuti livelli essenziali delle prestazioni. Infatti, sebbene la legge quadro nazionale (L. 328/2000) individui una serie di ambiti di intervento che riconosce come livelli essenziali, solo negli anni più recenti, sotto la spinta da una parte di una crescente diffusione di condizioni di povertà e dall’altra di una crescente sensibilità normativa si sta giungendo verso una prima definizione.

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