di Annapaola Voto
L’attuazione del PNRR (Piano Nazionale di Riprese e Resilienza) ha posto al centro del dibattito, – con una maggiore enfasi rispetto al passato – il tema della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione con esso anche quello della qualità del dato. La capacità delle amministrazioni di raccogliere, integrare e analizzare informazioni affidabili rappresenta una condizione essenziale per garantire efficacia, tempestività e trasparenza nell’utilizzo delle risorse. Di fatto il monitoraggio diventa un elemento non più solo tecnico ma una leva strategica per il governo delle politiche pubbliche.
Sono pertanto i dati, senza dubbio, le fondamenta su cui andare a costruire una nuova pubblica amministrazione. Ed il monitoraggio degli stessi diventa un elemento chiave del ciclo di policy: consente di leggere l’andamento degli interventi, individuare criticità, orientare le decisioni e migliorare la qualità complessiva della spesa.
In questo scenario, “il dato” per rispondere al fine che si intende perseguire deve essere completo, coerente, accurato e tempestivo, e solo se possiede intrinsecamente questi requisiti può essere restituito al decisore politico e amministrativo in una forma comprensibile e orientata all’azione.
È chiaro che il monitoraggio non nasce oggi, a livello nazionale, infatti, il riferimento è il Sistema Nazionale di Monitoraggio (SNM) dei fondi europei, coordinato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – Ragioneria Generale dello Stato. Tale sistema consente il monitoraggio analitico degli interventi finanziati dall’Unione europea, rilevando per ciascun progetto l’avanzamento finanziario, fisico e procedurale, secondo standard informativi condivisi.
Le amministrazioni titolari dei programmi alimentano il sistema attraverso flussi strutturati e standardizzati, basati sul Protocollo Unico di Colloquio, che assicura omogeneità e confrontabilità dei dati. Le informazioni trasmesse sono sottoposte a un processo di validazione periodica e a controlli di qualità formali e sostanziali, anche attraverso l’interoperabilità con altre banche dati pubbliche, come il CUP, la BDAP e l’ANAC.
I dati consolidati confluiscono nel portale OpenBDAP, che li rende disponibili in formato aperto, rafforzando i principi di trasparenza e accountability e mettendo a disposizione di amministrazioni, enti locali, ricercatori e cittadini una base informativa comune sull’attuazione delle politiche di coesione.
Tuttavia, il vulnus che si deve tenere sotto controllo per rendere efficace il sistema nazionale è la qualità dei dati alla fonte: sistemi informativi evoluti e architetture nazionali robuste non sono sufficienti se i dati inseriti non riflettono in modo tempestivo e coerente lo stato reale degli interventi.
È in questo contesto che si colloca il percorso avviato dalla Regione Campania, che ha scelto di investire in modo strutturato sulla qualità del dato come strumento di governance, superando una visione del monitoraggio che lo relega a mero adempimento burocratico.
Pertanto, nell’ambito del Programma Nazionale Capacità per la Coesione 2021-2027 – Priorità 1, Azione 1.1, ha scelto di finanziare il progetto “Intervento di supporto alla Qualità del dato”. Con una dotazione finanziaria di 2 milioni di euro e un orizzonte temporale che copre il periodo 2025-2027, l’intervento si configura come azione di sistema a supporto dell’Autorità di Gestione FESR e dell’intero apparato amministrativo regionale.
L’obiettivo non è semplicemente migliorare la raccolta delle informazioni, ma rafforzare la capacità di governo dei Programmi, rendendo il dato uno strumento operativo a supporto delle decisioni strategiche e gestionali lungo tutte le fasi dell’attuazione.
Il progetto si caratterizza come un’attività di rafforzamento amministrativo e si caratterizza innanzitutto per la volontà di cambio di paradigma: il monitoraggio attraverso il dato non è più una fotografia statica alimentata in prossimità delle scadenze di certificazione della spesa ma è una costante ricerca di rappresentazione dello stato evolutivo dei singoli progetti con la convinzione che sia necessario superare la discontinuità delle informazioni per essere certi di distinguere tra ritardi reali nell’attuazione dalle semplici mancate immissioni nel sistema informativo, al fine di evitare effetti negativi sulla capacità di intervento dell’Autorità di Gestione.
Il progetto interviene quindi sui processi di lavoro, attraverso la reingegnerizzazione delle modalità di gestione delle informazioni per tutti gli attori coinvolti nella governance: responsabili regionali di progetto (RUP), responsabili degli obiettivi specifici (ROS), strutture di controllo, funzione contabile e Autorità di Gestione. Uno degli approcci innovativi che si intende mettere in campo si sviluppa a partire da una rilevazione dei fabbisogni condotta con un approccio bottom-up per raccogliere esigenze reali attraverso una fase di ascolto di tutti gli attori coinvolti. L’intento è individuare necessità, comprendere le cause delle lacune informative e restituire analisi e report su misura.
Ad esito di questa prima fase si attiverà una fase operativa di implementazione e di confronto tra le banche dati per poi giungere ad una fase di rilascio di modelli di reporting e dashboard profilate, in grado di restituire informazioni utili sia al governo strategico sia all’autoverifica della qualità dei dati inseriti.
Un aspetto centrale del progetto che la Campania sta implementando riguarda la tempestività dell’informazione. Rafforzare le attività previsionali, monitorare i cronoprogrammi e i meccanismi di alert consente di intercettare per tempo scostamenti e criticità, rendendo possibile un intervento proattivo da parte dell’amministrazione.
Questo approccio è particolarmente rilevante per gli interventi complessi e infrastrutturali, nei quali il disallineamento tra avanzamento reale e rappresentazione nei sistemi informativi può compromettere la capacità di programmazione, riprogrammazione e utilizzo efficiente delle risorse.
Accanto alla dimensione tecnologica, il progetto investe in modo significativo sulla componente organizzativa e sulle competenze. Sono previste attività di formazione, affiancamento e supporto organizzativo “on the job” rivolte a funzionari e dirigenti regionali, nella consapevolezza che la qualità del dato è il risultato di responsabilità chiare, processi condivisi e cultura amministrativa.
Il progetto inoltre ha un riverbero concreto in termini di semplificazione e rafforzamento della capacità amministrativa per gli enti locali, che svolgono un ruolo centrale nell’attuazione delle politiche di coesione: il modello regionale basato sulla qualità del dato costituisce una buona pratica di governo pubblico, replicabile e scalabile anche in altri contesti territoriali. In una fase in cui la capacità di spendere bene le risorse europee è strettamente legata alla qualità delle decisioni, investire sui dati significa investire sulla credibilità delle istituzioni e sullo sviluppo dei territori.
Processi più chiari e sistemi informativi più affidabili significano maggiore supporto alla programmazione, riduzione degli oneri amministrativi e maggiore trasparenza verso i cittadini, pertanto, la sfida dei prossimi anni sarà consolidare questo percorso, rendendo i dati uno strumento quotidiano di governo e non un semplice obbligo regolamentare.



