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Tecniche di Job Crafting e miglioramento della performance nel settore pubblico

di Gaetano Di Palo

Domenico Salvatore, Professore di Organizzazione aziendale presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli

Una ricerca sperimentale condotta dal Dipartimento di Scienze Giuridiche ed Economiche dell’Università Suor Orsola Benincasa con il contributo della Fondazione IFEL Campania ha posto al centro del proprio studio il Job Crafting, un approccio che sposta l’attenzione dalle riorganizzazioni decise “dall’alto” alla capacità dei lavoratori di ripensare attivamente il proprio lavoro. Per l’Università Suor Orsola Benincasa, hanno lavorato al progetto il professor Domenico Salvatore e la dottoressa Eleonora Di Napoli.

“Il dato più evidente che emerge dalle nostre sperimentazioni”, spiega il Prof. Salvatore, “è che non possiamo più pensare all’innovazione organizzativa come qualcosa che arriva solo dai vertici. La leva decisiva è la proattività quotidiana delle persone, la loro capacità di modellare il lavoro perché sia più sostenibile, più motivante e più coerente con la missione del servizio pubblico. Spesso, quando si parla di pubblico impiego, si continua a considerare la PA soprattutto come un modo per creare posti di lavoro”. Per Salvatore questo è un errore di prospettiva: giacché è il buon funzionamento della pubblica amministrazione che genera vera occupazione di qualità, non il contrario.

“Nei contesti pubblici l’equilibrio tra quello che viene richiesto e le risorse a disposizione è spesso fragile. Proprio per questo il Job Crafting diventa una risorsa preziosa, permette ai dipendenti di ritagliarsi spazi di autonomia, di cercare supporto quando serve, di riorganizzare compiti e relazioni, anche senza cambiare formalmente la propria attività lavorativa”.

“Le persone che modificano attivamente il loro lavoro”, continua Salvatore, “in genere sono più coinvolte, e chi è coinvolto ha più energia per farlo. Non basta dire “siate proattivi”, ma servono contesti che non ostacolino l’iniziativa, ma la riconoscano e la valorizzino”.

I lavoratori e le lavoratrici delle Pubbliche Amministrazioni talvolta percepiscono le loro mansioni come rigidamente predeterminate ma, seppure in modo e intensità diversa, tutti possiamo attuare autonomamente cambiamenti alle attività che svolgiamo, alle relazioni interpersonali che abbiamo sul lavoro oppure a come concepiamo il senso del nostro lavoro. “Il Job Crafting parte dalle persone, ma non si ferma alle persone”, osserva il professore. “Serve a far stare meglio i dipendenti e a far funzionare meglio l’organizzazione. A volte gli enti non sostengono abbastanza il cambiamento, altre volte siamo noi lavoratori ad arrivare già rassegnati, dando per scontato che nulla possa migliorare. Il senso del Job Crafting è proprio questo: ritrovare i margini di cambiamento che esistono, anche quando non li vediamo subito, e avvicinare il nostro lavoro agli obiettivi comuni.”

A questo punto Salvatore collega il tema del Job Crafting a quello dell’innovazione digitale nelle organizzazioni pubbliche: “Per me il digitale è lo spazio dove il Job Crafting può svilupparsi”, spiega. “Possiamo chiedere alle persone di ripensare il proprio lavoro quanto vogliamo, ma se si muovono dentro procedure confuse e strumenti lenti è normale che si scoraggino. Quando invece i sistemi digitali sono semplici, diventano un alleato e aiutano a vedere dove si può intervenire, a coordinarsi meglio, a percepire che i piccoli cambiamenti quotidiani hanno un effetto reale. In questa ricerca abbiamo usato il digitale come strumento per stimolare il Job Crafting dei dipendenti pubblici che hanno accettato di partecipare al progetto. Per questo, quando parliamo di innovazione nella pubblica amministrazione, non basta chiedere sempre nuove risorse, dobbiamo imparare a sfruttare davvero ciò che già abbiamo, lavorando sull’organizzazione e su processi davvero digitali. Senza una PA capace di operare in modo rapido e leggibile per i cittadini, anche il migliore programma di sviluppo rischia di rimanere sulla carta”.

“Se la PA vuole davvero valorizzare la proattività dei propri dipendenti”, conclude il professore, “deve investire non solo in norme e procedure, ma in ecosistemi digitali che rendano più facile osservare il proprio lavoro, definire micro-obiettivi, monitorare i progressi e condividere buone pratiche. In questo senso, l’innovazione digitale, insieme al Job Crafting diventa una leva strategica per rafforzare il benessere, la qualità dei servizi e, in ultima analisi, il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni”.

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