di Gaetano Di Palo
Il mercato del lavoro italiano è caratterizzato da un fenomeno sempre più evidente: la difficoltà di coordinare in modo efficace domanda e offerta di lavoro.

Il mercato del lavoro italiano è caratterizzato da un fenomeno sempre più evidente: la difficoltà di coordinare in modo efficace domanda e offerta di lavoro. Questo squilibrio, “mismatch”, si manifesta quando nonostante la presenza di persone in cerca di occupazione le imprese faticano a trovare lavoratori con caratteristiche adeguate ai profili professionali che loro necessitano. Il risultato è il paradosso della coesistenza – ed in alcuni settori sovente persistenza – di elevata disoccupazione e di posizioni aziendali indispensabili tra gli organici che non riescono ad essere ricoperte: un evidente segnale di un’inefficienza strutturale del mercato del lavoro.
Non è solo una questione di numeri, ma di connessioni mancate — un cortocircuito strutturale che penalizza territori, generi e soprattutto prospettive.
A raccontare questa realtà con sguardo analitico, ma non disincantato è Matteo Fragetta, professore associato all’Università di Salerno e responsabile scientifico di un progetto di ricerca-azione sul mismatch realizzato con la Fondazione IFEL Campania. “Non stiamo parlando di un difetto tecnico”, chiarisce subito, “ma di vite che restano in standby e aziende che rallentano la propria crescita. Il nostro obiettivo è stato dare un volto a questa inefficienza, misurandola attraverso la Curva di Beveridge [rappresentazione grafica che mette in relazione il tasso di disoccupazione ed il numero di posti vacanti disponibili in rapporto alla forza lavoro] e che rivela quanto sia fluido o incagliato l’incontro tra domanda e offerta”.
E i risultati del Report, in corso di pubblicazione nella collana di studi e ricerche curata da IFEL Campania, raccontano una geografia in movimento. segnalano un sistema che fatica a connettere domanda e offerta, rivelano una geografia articolata, ben lontana dallo stereotipo di un Nord efficiente contrapposto a un Sud staticamente in difficoltà.
“Attraverso l’analisi econometrica condotta dal mio team di ricerca su 105 province italiane, nel periodo compreso tra il 2017 e il 2024, è stato possibile ricostruire in modo preciso il livello del mismatch, la sua distribuzione sul territorio e la sua evoluzione nel tempo. Non esiste un Sud monolitico” spiega Fragetta “mentre Puglia e Sardegna mostrano sorprendenti capacità di reazione, la Campania vive una situazione articolata al suo interno. Napoli fatica a tenere il passo, mentre Avellino, Caserta e Salerno registrano segnali di maggiore vitalità. Benevento, invece, racconta una storia diversa: parte da una posizione relativamente favorevole per poi perdere terreno – un monito su quanto sia fragile ogni miglioramento senza interventi strutturali”.
Eppure, il dato più urgente riguarda ancor più le persone che non i territori. Le donne, in particolare, navigano in acque più agitate. “Il meccanismo di matching è sistematicamente meno efficiente per loro”, segnala Fragetta, “e questo non è un destino ineluttabile, ma il riflesso di scelte collettive; nelle province dove i servizi per la prima infanzia sono più diffusi, il divario di genere si assottiglia in modo significativo. Il Centro, relativamente più attrezzato, lo dimostra. Il Sud continentale — Campania compresa — paga invece il prezzo di una carenza storica di infrastrutture sociali, che trasforma la maternità in un ostacolo anziché in un diritto compatibile con il lavoro”. La ricerca condotta non restituisce affatto un referto sterile, ma va considerata come una mappa per agire. Il mismatch si combatte con politiche attive del lavoro più mirate, certo, ma anche – e forse soprattutto – con scuole dell’infanzia diffuse, asili nido accessibili, servizi che restituiscono tempo alle donne e competitività alle imprese. Senza questo investimento sociale, ogni altra misura rischia di essere inefficace per sanare una frattura socio-economica profonda. Il Sud non ha bisogno solo di incentivi alle assunzioni: ha bisogno di approcci, politiche e procedure capaci di riconoscere i reali fabbisogni aziendali, formare professionalità adeguate ed avviare percorsi di inserimento mirati e soprattutto sostenere chi lavora, a partire dalle madri.
Il messaggio che emerge dalla lettura del Report non è dunque di rassegnazione, ma di consapevolezza: il mismatch non è una fatalità economica, ma il risultato di scelte e dunque può essere ribaltato da scelte diverse. Più coraggiose, più inclusive, più concrete.


