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A luci spente senza la ribalta: gli effetti della pandemia su cinema e teatri

di Valeria Mucerino

Da qualche tempo non passa settimana senza che una sala cinematografica o un teatro alzino bandiera bianca e dichiarino la chiusura della propria attività. L’ultimo in ordine di tempo è stato il cinema Arcobaleno, storica sala del Vomero, a Napoli. Sono stati già avviati i lavori di ristrutturazione e un altro cinema non ci sarà più. Stessa sorte era toccata, solo pochi giorni prima, all’Acacia, sempre al Vomero, e allo Start al centro storico. Il settore era già in crisi da prima (lo stesso Arcobaleno era stato salvato dal fallimento solo cinque anni fa, dalla famiglia Mirra), ma l’emergenza epidemiologica ha assestato (e non poteva essere altrimenti) un colpo ferale a tutto il settore.

Qualcuno, come Artec, l’associazione degli imprenditori teatrali campani, ha provato, attraverso il progetto HeartH – ecosystem of arts and theater, a far fronte all’emergenza puntando sul mutuo soccorso dei teatri alle compagnie senza casa, delle compagnie ai teatri senza spettacoli, delle realtà piccole senza fondi, riuscendo a creare un ecosistema di contenuti e di spazi culturali vivi. Sono riusciti a garantire per qualche mese uno stipendio ad un centinaio di persone, tra attori e maestranze, ma è una goccia nel mare delle perdite che il settore ha sofferto (Il settore degli spettacoli dal vivo ha registrato un calo del 76,7% degli incassi nel 2020, con una perdita di 583 milioni di euro. Per i cinema la perdita è stimata intorno all’80%).

I fondi stanziati per i ristori sono pochi e, in molti casi, in ritardo. “A distanza di un anno – ha dichiarato Manuele Ilari, presidente dell’Unione Esercenti Cinematografici Italiani – sono ancora tanti gli imprenditori che non hanno potuto beneficiare dei fondi disposti per l’emergenza sanitaria”.

Ai ritardi nell’erogazione dei ristori si aggiungono le incertezze sulle riaperture e sulle regole da seguire, oltre al fatto che le grandi case di produzione si sono affidate, per i prossimi mesi, alle piattaforme streaming per diffondere i film già pronti. “Allo stato attuale – ha osservato Silvestro Marino, proprietario del Duel di Caserta e vicepresidente Ueci – riaprire i cinema sarebbe come aprire le farmacie senza i medicinali”.

Consapevole di tutte le difficoltà e le incognite sul futuro, Carlo Fontana, presidente dell’AGIS che rappresenta gli imprenditori nei settori dell’esercizio cinematografico e delle attività, pubbliche e private, della prosa, della musica, della danza, dello spettacolo popolare, come il circo, lo spettacolo viaggiante e la musica popolare contemporanea, ha trattato a lungo con il Ministro Franceschini per riaffermare la presenza del cinema e dello spettacolo dal vivo nelle sedi opportune. “La sfida è quella di farsi trovare pronti – ha detto – molte istituzioni, specie quelle liriche e sinfoniche, in questi mesi hanno realizzato spettacoli trasmessi in tv o via streaming, andati in scena una sola volta e che potrebbero essere ripresi dal vivo. E gli spettacoli già programmati a porte chiuse potrebbero essere proposti alla presenza del pubblico. Proprio Agis, in collaborazione con Facebook, ha lanciato il 27 marzo, in occasione della giornata mondiale del Teatro, un progetto a supporto del sistema culturale italiano, che prevede una sezione dedicata alla cultura all’interno dell’hub online di #piccolegrandimprese con diversi materiali formativi e video training on-demand in continuo aggiornamento, grazie al contributo di partner come Cultura Italiae e PA Social. Da metà aprile, invece, prenderanno il via i “Facebook Culture Open Days”, webinar gratuiti trasmessi live dalla pagina Facebook di Binario F, con supporto e live-chat con gli esperti di Facebook e dei partner, pensati per aiutare le imprese a cogliere tutte le opportunità offerte dal digitale.

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