di Gaetano Di Palo
In un contesto istituzionale caratterizzato da crescente competizione per l’accesso alle risorse pubbliche, i comuni che adottano un bilancio di sostenibilità possono acquisire un vantaggio strategico decisivo. Non si tratta, com’è noto, di un adempimento normativo obbligatorio, ma di uno strumento volontario che però può trasformare la complessità amministrativa in opportunità concrete di sviluppo territoriale. Il bilancio di sostenibilità rappresenta in tale ottica molto più di un documento: è un sistema integrato di programmazione, monitoraggio e comunicazione – in continua evoluzione[1] – che può migliorare l’immagine dell’ente e offrire opportunità di finanziamenti regionali, nazionali ed europei, laddove i criteri ESG (Environmental, Social, Governance) diventano sempre più determinanti nella valutazione dei progetti.
I fondi PNRR, allineati agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) con indicatori comuni condivisi, premiano infatti sistematicamente gli enti che dimostrano capacità di monitoraggio e rendicontazione strutturata, e ciò nonostante la strada dell’Agenda 2030 sia lunga ed in salita: a soli 5 anni dal termine fissato per il raggiungimento degli Obiettivi, i progressi globali sono insufficienti in maniera allarmante.[2] Malgrado lo sforzo SDG dei singoli sia percepito sovente come vano, la forza addizionale di questo approccio al bilancio di sostenibilità risiede anche nella sua capacità di semplificazione, giacché il comune potrebbe disporre di un unico strumento integrato che risponda simultaneamente a multiple esigenze evitando di preparare (sovente affannosamente e rischiando di perdere occasioni) documentazioni diverse per ogni bando o richiesta di rendicontazione. Questa razionalizzazione amministrativa si traduce in un risparmio significativo di tempo e risorse, permettendo agli uffici tecnici di concentrarsi sulla sostanza delle politiche anziché sulla moltiplicazione degli adempimenti formali.
Figura 1 – Stato dell’arte SDG

Nel caso poi dei comuni di più modeste dimensioni, sussistono peraltro caratteristiche distintive che il bilancio di sostenibilità può valorizzare in modo strutturato, trasformando potenziali debolezze in punti di forza competitivi. Il capitale territoriale, spesso sottovalutato da molti enti, diventa misurabile e comunicabile attraverso indicatori di vivibilità, di associazionismo e di turismo sostenibile che dimostrano concretamente l’impatto economico e sociale del territorio. Ad esempio, le tradizioni agricole e artigianali, le filiere corte e i prodotti tipici in contesti rurali acquisiscono una dimensione strategica quando vengono inseriti in un framework di sviluppo sostenibile che ne certifica qualità e autenticità. Particolarmente interessante è anche l’opportunità offerta dalle comunità energetiche rinnovabili (CER), dove la dimensione contenuta del comune si trasforma da limite in vantaggio competitivo. Tracciare infatti i progressi verso l’autosufficienza energetica non significa solo ridurre i costi operativi dell’ente, ma creare un modello replicabile che attrae attenzione mediatica e investimenti pubblico-privati.
Insomma, la certificazione della qualità della vita attraverso indicatori oggettivi diventa uno strumento potente di marketing territoriale, in grado di contrastare efficacemente i fenomeni di spopolamento con politiche misurabili e risultati tangibili; la capacità di comunicare in modo credibile le performance territoriali[1] costituisce un elemento determinante per attrarre nuovi residenti e investimenti.
L’aggiornamento della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS 2022)[2] ha creato un’opportunità storica per allineare la programmazione pubblica italiana all’Agenda 2030, rafforzando integrazione, universalità e coerenza delle politiche. La Strategia consolida un nucleo di obiettivi, target e indicatori condivisi per monitorare la sostenibilità delle politiche a tutti i livelli territoriali, configurandosi come cornice ideale per orientare la ripresa post-pandemica verso modelli di sviluppo più resilienti. L’adesione a questa cornice nazionale si traduce in significativi vantaggi operativi immediati per i comuni. In primo luogo, garantisce la standardizzazione degli indicatori, permettendo l’utilizzo di metriche condivise con il PNRR e migliorando così l’allineamento con gli obiettivi delle politiche nazionali. Tale circostanza peraltro consente direttamente una maggiore reperibilità dei dati, giacché l’adozione di parametri uniformi facilita e razionalizza la raccolta e l’elaborazione delle informazioni abilitando una comparabilità territoriale effettiva, grazie all’utilizzo di un framework comune che rende possibili benchmark significativi e costruttivi con altre amministrazioni.
Il percorso di adozione del bilancio di sostenibilità andrebbe sviluppato secondo una logica progressiva articolata in tre fasi fondamentali. Necessita procedere ad una primigenia mappatura che ha l’obiettivo di correlare i programmi e i progetti esistenti con i relativi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) e le priorità della Strategia Nazionale. Segue poi la definizione dei target: fase operativa in cui si identificano obiettivi quantitativi misurabili, dotati di baseline chiare, responsabilità ben definite e fonti di dati affidabili. Il processo si consolida infine con una valutazione della coerenza, che consiste in un’analisi sistematica delle sinergie e dei possibili trade-off tra le diverse politiche settoriali, al fine di garantire un approccio integrato e di massimizzare l’impatto complessivo.
La SNSvS 2022 ha identificato tre vettori di sostenibilità che funzionano come leve trasversali per abilitare l’attuazione della Strategia e migliorare la qualità della rendicontazione: Coerenza delle Politiche per lo Sviluppo Sostenibile, Cultura per la Sostenibilità e Partecipazione per lo Sviluppo Sostenibile. Questi vettori si rivelano particolarmente efficaci anche per i comuni di minore grandezza, dove la dimensione contenuta permette di sperimentare approcci innovativi con maggiore flessibilità.
In tema di Coerenza delle Politiche per lo Sviluppo Sostenibile, questo vettore si manifesta attraverso l’integrazione intersettoriale: coordinamento tra assessorati e uffici per evitare contraddizioni e massimizzare le sinergie, l’allineamento strategico: corrispondenza tra piani comunali (PAESC, PUT, PSC) e fondi nazionali ed europei e la valutazione ex-ante ed ex-post: sistemi di analisi che anticipano l’impatto delle decisioni e ne verificano gli esiti. Un esempio concreto può intravedersi nel Piano del Traffico che considera simultaneamente mobilità sostenibile, qualità dell’aria, sicurezza stradale e sviluppo economico del centro storico e dimostra perfettamente questo approccio integrato che evita che interventi settoriali producano effetti negativi non previsti su altre dimensioni della sostenibilità.
Quanto al secondo vettore, i comuni rappresentano un terreno fertile per la diffusione della Cultura per la Sostenibilità, che può essere efficacemente promossa attraverso tre assi principali. Il primo è l’educazione e la formazione, mediante l’attivazione di percorsi strutturati nelle scuole locali che sappiano coniugare teoria e pratica. Il secondo asse è l’informazione e la comunicazione, che beneficia del dialogo diretto con i cittadini, facilitato dalla prossimità tra amministrazione e comunità. Il terzo, fondamentale, è la condivisione della conoscenza, da realizzare attraverso politiche di open data e progetti di alfabetizzazione statistica, trattando l’informazione come un vero e proprio bene comune. In tale ottica, ad esempio, di percorsi di educazione ambientale che collegano scuola, famiglie e attività produttive locali creano una rete di consapevolezza che rafforza l’intera comunità, moltiplicando l’efficacia delle politiche pubbliche attraverso il coinvolgimento attivo della società civile.
In tema, infine, di Partecipazione allo sviluppo sostenibile. la vicinanza sociale – ancor più accentuata nelle piccole città e centri – favorisce in modo significativo la qualità della vita democratica e lo sviluppo del territorio. Questa prossimità abilita processi di consultazione efficaci, come forum e tavoli tematici che registrano tassi di partecipazione elevati. Favorisce inoltre la creazione di partenariati pubblico-privati sostanziali, basati su collaborazioni significative con gli attori economici locali. Infine, genera una forma di accountability diffusa, promuovendo una cultura della rendicontazione sociale e ambientale che coinvolge attivamente i cittadini nel percorso di rendiconto dell’operato amministrativo, in tal senso la governance partecipativa in tema di sostenibilità negli enti locali facilita dunque forme innovative di democrazia deliberativa e di creazione di valore[3].
Sotto il profilo operativo il processo, alquanto complesso, inizia dunque con la mappatura di ogni Progetto in linea coi sopra descritti vettori di sostenibilità, riconoscendo ovviamente che un singolo intervento può attivare simultaneamente più dimensioni. Un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), ad esempio, attiva contemporaneamente la Coerenza delle Politiche (integrazione tra energia, mobilità, urbanistica) e la Cultura per la sostenibilità (sensibilizzazione dei cittadini sui comportamenti virtuosi). In questa ottica un elemento innovativo del sistema di monitoraggio è rappresentato dagli “eventi sentinella“, elementi concreti e verificabili che certificano l’avanzamento dell’azione amministrativa. Nel caso della Coerenza delle Politiche, questi possono essere costituiti da regolamenti approvati, piani sottoposti a Valutazione Ambientale Strategica (VAS), protocolli intersettoriali attivati. Nel campo della Cultura della Sostenibilità, possono annoverarsi i corsi realizzati, le campagne informative lanciate e le sezioni open data attivate, mentre in tema di Partecipazione, vanno censiti i forum organizzati, gli organismi partecipativi costituiti ed il numero e l’oggetto delle consultazioni pubbliche completate.
Il sistema di indicatori deve però rimanere maneggevole, associando un numero circoscritto di indicatori per vettore e soprattutto che siano effettivamente misurabili e significativi. Una triplice batteria potrebbe essere costituita da percentuale di piani sottoposti a VAS, numero di protocolli intersettoriali attivi; numero di iniziative di educazione/comunicazione realizzate annualmente, copertura della popolazione target; numero di processi partecipativi attivati, tasso di adesione dei cittadini, rappresentatività degli stakeholder coinvolti. La raccolta dei dati deve fondarsi su fonti ufficiali e riconosciute per garantire affidabilità e comparabilità: ISTAT e banche dati ministeriali, rilevazioni interne dell’ente con metodologie standardizzate, validate e codificate, dati provenienti da agenzie territoriali (ARPA, agenzie energetiche, etc.).
Anche la presentazione dei dati deve nondimeno seguire alcuni principi fondamentali. Le serie storiche devono contenere dati su almeno 3-5 anni per evidenziare trend e progressi e soprattutto la possibilità di confronto spazio-temporale con comuni simili per dimensione e contesto. Alle statistiche descrittive non dinamiche sarebbe interessante mostrare previsioni sulla raggiungibilità degli obiettivi al 2030, trasformando in tal maniera il bilancio da strumento di rendicontazione a strumento di pianificazione strategica. Secondo tale paradigma è importante sottolineare che gli eventi sentinella affiancano agli indicatori quantitativi una dimensione qualitativa che racconta l’evoluzione dell’azione di governo. Atti approvati e aggiornati, organismi resi operativi, procedure attivate diventano in tale ottica la testimonianza tangibile del cambiamento in corso nell’amministrazione comunale, misurando la capacità istituzionale di implementare politiche complesse.
In definitiva l’adozione del bilancio di sostenibilità rappresenta per i comuni un investimento strategico che produce benefici multipli e interconnessi. Si tratta innanzitutto di un vantaggio competitivo concreto nell’accesso a finanziamenti pubblici nazionali ed europei, che sempre più premiano la capacità di rendicontazione strutturata e l’allineamento agli obiettivi di sostenibilità. La capacità di rendicontare una strategia di sostenibilità non è solo un fattore competitivo, ma diventa uno strumento di resilienza per mitigare la vulnerabilità finanziaria, come emerso in contesti di crisi.[4] Questo vantaggio si accompagna ad una significativa semplificazione amministrativa: l’integrazione degli strumenti di rendicontazione elimina la frammentazione burocratica, permettendo agli uffici tecnici di concentrare energie e competenze sulla qualità progettuale invece che sulla moltiplicazione degli adempimenti. Ma il valore strategico dello strumento va oltre l’efficienza gestionale. Il bilancio di sostenibilità consente una valorizzazione territoriale autentica, trasformando le specificità locali da patrimonio latente a capitale misurabile e comunicabile, capace di attrarre investimenti e contrastare fenomeni di marginalizzazione. Parallelamente, l’adozione di sistemi di monitoraggio strutturati rafforza la governance dell’ente, migliorando la capacità decisionale attraverso dati oggettivi e processi trasparenti. Questa evoluzione istituzionale genera infine una maggiore legittimazione presso i cittadini, che riconoscono nell’accountability e nella trasparenza i fondamenti di una nuova relazione tra amministrazione e comunità. In un momento storico in cui le sfide della sostenibilità richiedono risposte innovative e coordinate, i piccoli comuni hanno l’opportunità di trasformare la loro dimensione in un laboratorio di sperimentazione, dimostrando che qualità della vita, tutela ambientale e sviluppo economico non sono obiettivi contrapposti, bensì dimensioni complementari di una strategia di sviluppo territoriale integrata e misurabile.
[1] Secinaro S. F., Brescia V. e Calandra D. (2024). Internet reporting and digital governance: Evidence from multiple Italian municipalities. In G. Grossi – J. Vakkuri (Eds.), Handbook of Accounting and Public Governance, Chapter 16, (pp. 283–301). Edward Elgar Publishing.
[2] Disponibile su https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/snsvs_2022-pdf
[3] Bini L. – Bellucci M. (2020). Integrated Sustainability Reporting: Linking Environmental and Social Information to Value Creation Processes (1st ed.). Springer Nature Switzerland AG,
[4] Padovani E., Iacuzzi S., Jorge S., e Pimentel L. (2021). Municipal financial vulnerability in pandemic crises: A framework for analysis. Journal of Public Budgeting, Accounting & Financial Management, 33(4), 387–408.
[1] Turzo T., Marzi G., Favino C. e Terzani S. (2022). Non-financial reporting research and practice: Lessons from the last decade. Journal of Cleaner Production, 345, 131-154.
[2] Le risultanze del Rapporto sugli SDG 2024 si basano su 373 misure statistiche che coprono 139 indicatori proposti dal Gruppo interagenzia di esperti delle Nazioni Unite sugli indicatori SDG (UN IAEG-SDGs). Cfr. UN Sustainable Development Group – Sustainable Development Goals Report 2024 (bilancio di sostenibilità)


