di Annapaola Voto
Housing sociale – La riprogrammazione di medio termine della politica di coesione introduce nuovi margini di flessibilità per orientare le risorse verso alcune urgenze ormai non più rinviabili: resilienza idrica, transizione energetica, sicurezza e difesa, housing sociale e sostenibile. Non si tratta di comparti isolati, ma di ambiti strettamente intrecciati, destinati a ridisegnare la qualità dello sviluppo territoriale europeo nei prossimi anni.
La resilienza idrica è diventata una priorità evidente in un continente segnato da eventi climatici estremi, scarsità d’acqua e infrastrutture spesso inadeguate. La transizione energetica richiede investimenti capaci di coniugare autonomia strategica, riduzione delle emissioni e abbattimento dei costi per famiglie e imprese.
Ma è probabilmente l’housing sociale e sostenibile a rappresentare la novità più significativa della revisione. La Campania osserva queste trasformazioni da una posizione particolarmente sensibile. La domanda di qualità urbana, rigenerazione e accessibilità abitativa convive con territori fragili, patrimoni edilizi sottoutilizzati. Proprio per questo la riprogrammazione del FESR può rappresentare una occasione decisiva per costruire una politica dell’abitare non emergenziale, ma strutturale.
La direzione indicata dall’Europa è chiara: non nuova edificazione indiscriminata, ma recupero del patrimonio esistente, rigenerazione urbana, efficientamento energetico e qualità degli spazi.
La Commissione insiste anzitutto sulla valorizzazione dello stock esistente, sul recupero del patrimonio inutilizzato, sulla riqualificazione energetica e sulla rigenerazione urbana, evitando processi indiscriminati di consumo di suolo. Il fabbisogno quantitativo di nuove abitazioni resta elevato, ma la risposta non può tradursi nella moltiplicazione di nuovi insediamenti privi di servizi, relazioni sociali e qualità spaziale.
Non è un caso il riferimento al Nuovo Bauhaus europeo. Questo cambia radicalmente la prospettiva degli investimenti pubblici. Non si tratta di finanziare semplicemente edilizia residenziale, ma di costruire ecosistemi abitativi in cui la sostenibilità ambientale si intrecci con la dimensione sociale e con una visione di lungo periodo dello sviluppo urbano. Naturalmente tutto ciò richiede risorse importanti. Le stime europee indicano un fabbisogno di investimento enormemente superiore alle risorse finora programmate. I fondi della coesione destinati all’edilizia abitativa risultano ancora limitati rispetto alla dimensione della domanda. Per questo la Commissione propone una architettura finanziaria più sofisticata, capace di combinare contributi a fondo perduto, prestiti, garanzie e strumenti finanziari in grado di mobilitare capitale pubblico e privato.
L’orientamento europeo è chiaro: senza una capacità di blending finanziario sarà difficile colmare il divario esistente. L’affordable housing, infatti, raramente produce rendimenti compatibili con la finanza di mercato pura e richiede inevitabilmente una componente pubblica di sostegno. L’esperienza che alcune amministrazioni stanno maturando su strumenti innovativi di investimento – come quelli legati alle comunità energetiche rinnovabili – suggerisce che percorsi di accompagnamento amministrativo e finanziario possono rappresentare laboratori utili anche per politiche abitative di scala maggiore. Naturalmente non esistono automatismi: la complessità finanziaria e territoriale dell’housing richiede livelli di governance ancora più sofisticati e una forte capacità di coordinamento multilivello.
Ed è qui che emerge uno dei nodi più rilevanti della revisione del FESR: la capacità amministrativa. La disponibilità di risorse, da sola, non garantisce risultati. Servono pipeline progettuali mature, competenze tecniche, modelli di attuazione chiari, meccanismi di selezione trasparenti, governance stabili e capacità di monitoraggio. L’esperienza maturata negli ultimi anni nella gestione degli interventi di edilizia scolastica finanziati dai fondi europei offre, da questo punto di vista, indicazioni importanti. La costruzione di percorsi di rafforzamento amministrativo rivolti agli enti locali ha consentito di individuare fabbisogni tecnici, accompagnare la progettazione e costruire capacità diffuse nei territori.
Una politica strutturale dell’housing richiede uno sforzo analogo. Perché la sfida non riguarda soltanto la realizzazione fisica delle opere, ma la capacità di garantire qualità dell’abitare nel lungo periodo: criteri di assegnazione equi e inclusivi, localizzazione coerente con i servizi, equilibrio urbanistico, prevenzione di nuove segregazioni spaziali, integrazione tra casa, mobilità e welfare. In questo modo la casa torna a essere riconosciuta come infrastruttura della coesione e non un costo sociale da sostenere in via residuale. Una condizione essenziale per la competitività dei territori.


