Saperi Istruzione Scuole sicure, siamo sicuri?

Scuole sicure, siamo sicuri?

di Manuela Capezio

PIANO 2020, Asili Nido e Centri Polifunzionali, Fondi edilizia scolastica per avvio anno scolastico 2020-2021, Finanziamenti Province e Città metropolitane, Piano 2019, Sisma 120, Piano Palestre, Piano Antincendio, Indagini diagnostiche, Mutui BEI, Programmazione nazionale, Scuole sicure, Scuole belle, Fondi edilizia scolastica per avvio anno scolastico 2021-2022, Fondi PON, Alluvione Sardegna 2013, Scuole antisismiche, Scuole nuove, #scuoleinnovative, Poli per l’Infanzia, Fondo Comma 140, Verifiche Vulnerabilità Sismica…. Potremmo ancora continuare con un lungo elenco di iniziative per offrire un saggio degli strumenti e delle iniziative dedicate all’edilizia scolastica che, si sa, ascrivendosi all’ampia e variegata materia urbanistica, è tra i temi più complessi, e scivolosi, che permea la vita delle comunità locali.

Sull’edilizia scolastica vi è una sovrapposizione di competenze, una polverizzazione delle responsabilità, una ridondanza delle informazioni e poi una inadeguatezza delle risorse e un ritardo strutturale delle analisi dei fabbisogni, delle ricognizioni sugli edifici, delle progettazioni degli interventi a farsi di manutenzione ordinaria e straordinaria e di messa in sicurezza delle strutture. Nel mentre, ovviamente, abbiamo centinaia di migliaia di allievi, di ogni ordine e grado scolastico, sei giorni su sette, a fare lezione in classi spesso disadorne, poco accoglienti e per niente attrezzate e, purtroppo, assai spesso non sicure.

In epoca pandemica, per effetto del protrarsi dello stato emergenziale, anche la sicurezza scolastica ha dovuto adeguarsi: i principali interventi in materia si sono, infatti, resi necessari a seguito del susseguirsi di normative e linee guida finalizzate al contenimento della diffusione del virus, dovendo garantire distanziamento sociale, igienizzazione degli ambienti, revisione delle procedure di ingresso, uscita e vivibilità degli spazi comuni, riduzione dell’affollamento degli spazi. Tali urgenze hanno inevitabilmente avuto una ricaduta importante sull’applicazione del d.lgs. 81/08 in ambiente scolastico.

Parallelamente, però, la sicurezza a scuola continua a procedere sui suoi binari, quelli che la legiferavano precedentemente al Covid. Quindi, tra i principali interventi con nuove scadenze, si fissa il termine ultimo per l’adeguamento alla normativa antincendio delle scuole al 31 dicembre 2022; si stabilisce la necessità di adozione di un piano nazionale di interventi di efficientamento energetico; si vara la revisione delle procedure da seguire per stabilire gli interventi da finanziare per la costruzione di Poli per l’infanzia innovativi e di scuole innovative nelle aree interne del paese; si ridefinisce la previsione che prevede che le risorse del Fondo per interventi straordinari della Presidenza del Consiglio destinate ad interventi di adeguamento strutturale ed antisismico delle scuole siano ripartite secondo i criteri della programmazione triennale nazionale degli interventi di edilizia scolastica; si prevede l’estensione della possibilità di stipulare i “mutui BEI” per l’edilizia scolastica anche per gli interventi inclusi nelle programmazioni triennali successive a quella del triennio 2015-2017; si istituisce il fondo “Asili nido e Scuole dell’infanzia”; si lavora per l’introduzione di semplificazioni che accelerino gli interventi e tanto altro ancora.

Non è del tutto chiaro se la priorità è ricercare l’attestazione di sicurezza per le scuole oppure rendere sicuri gli alunni in classe. Lo stato di salute delle nostre strutture, di cui l’edilizia scolastica è in qualche modo la cartina al tornasole, impone la necessità di ripensare e riadattare gli spazi per consentire lo svolgimento del tempo scuola in sicurezza.

Il tema della sicurezza è centrale, e fortemente dibattuto nel nostro Paese, e l’emergenza Covid non ha fatto altro che mettere a nudo criticità latenti da anni per il sistema educativo italiano.

Consistenza e qualità del patrimonio edilizio

Le fonti di finanziamento a beneficio dell’ottenimento di una scuola sicura sono state e sono ad oggi numerose ed in constante aumento ma, se da un lato l’aumento delle risorse tranquillizza gli Enti locali, le istituzioni scolastiche e per ricaduta intere comunità, dall’altro alza sempre di più il tenore della sfida subordinando le scelte da farsi a due parametri fondamentali: un accurato monitoraggio dei fabbisogni ed una attenzione ai territori sia in termini di insediamenti sia di divario, ancora marcatamente presente, nello stato manutentivo e nella diffusione dei servizi.

Nei prossimi tre anni, gli interventi previsti per l’edilizia scolastica statale crescono ma il buon esito non può prescindere da un’accurata contestualizzazione dell’edifico, da un’analisi della numerosità di platea, dalle caratteristiche del manufatto.

In attesa della pubblicazione dei dati aggiornati dell’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia Scolastica relativi all’anno scolastico 2021-2022, i dati forniti dal Ministero dell’Istruzione relativi all’anno scolastico 2020-2021 sono confrontati con quelli relativi all’anno scolastico precedente: le istituzioni scolastiche sedi di direttivo sono 8.054 (nell’anno precedente erano 8.094); le sedi scolastiche che compongono le istituzioni suddette sono 40.658, di cui 13.234 scuole dell’Infanzia (32,59%), 14.842 primaria (36,50%), 7.239 secondaria di I grado (17,80%), 5.343 secondaria di II grado (13,14%). Se ci si sofferma poi sul numero di edifici in possesso della certificazione di agibilità, del collaudo statico e della prevenzione incendi, i dati sono tutt’altro che confortanti perché in nessun caso si raggiunge neanche la metà del possesso di tali certificazioni. Tantissime sono le criticità. Prima tra tutte la vetustà degli edifici, la cui età media si aggira sui 53 anni; la quasi totale assenza di finanziamenti da parte dello Stato per 20 anni dopo il passaggio del patrimonio edilizio ai Comuni, alle Province e alle Città Metropolitane; l’assenza o la carenza da parte degli enti locali di manutenzione straordinaria e ordinaria, dovuta in molti casi alla mancanza di fondi o ai limiti imposti dal patto di stabilità (quando c’erano) ma, più in generale la sotto percezione fino a 10 anni fa del grave stato in cui versavano gli edifici scolastici e la scarsa considerazione riservata da gran parte (non da tutti) dei rappresentanti dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali all’edilizia in particolare ed alla scuola più in generale.

A marzo dello scorso anno, l’Osservatorio nazionale per l’edilizia scolastica ha richiesto l’implementazione della nuova Anagrafe denominata ARES 2.0 che, ad oggi, non è ancora venuta alla luce. I dati attualmente visibili nell’Anagrafe risalgono al 2019: quasi tutte le regioni hanno già adottato il nuovo sistema ed è in corso la formazione da remoto su base regionale per gli addetti ai lavori e a coloro che nelle singole amministrazioni dovranno procedere all’inserimento dei dati.

L’articolo 1 della legge 23/01/1996 afferma che le strutture edilizie costituiscono l’elemento fondamentale del sistema scolastico. L’articolo 7 prevede che l’Anagrafe sia articolata per Regioni e costituisca lo strumento conoscitivo fondamentale ai fini dei diversi livelli di programmazione degli interventi del settore. In attuazione di questo articolo 7 con accordi tra Governo, Regioni ed Enti Locali in sede unificata è stato definito che progressivamente aggiornato, il Sistema Nazionale dell’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica, SNAES, è diretto ad accertare la coesistenza, lo stato e la funzionalità del patrimonio dell’edilizia scolastica.

Il sistema è articolato in un nodo centrale presso il Ministero dell’Istruzione e in singoli nodi regionali denominati Anagrafi regionali dell’edilizia scolastica, identificati con l’acronimo ARES. SNAES ed ARES interagiscono attraverso servizi di scambio dati, web services, con un allineamento in tempo reale delle relative banche dati. Il nodo centrale, SNAES, costituisce per il Ministero dell’Istruzione il principale strumento di supporto alla programmazione degli interventi di edilizia scolastica. Inoltre, attingendo alle altre banche dati del Ministero, fornisce ai nodi regionali, dati costantemente aggiornati sulle Anagrafi delle istituzioni scolastiche e degli studenti. Le Anagrafi Regionali forniscono al nodo centrale le informazioni relative agli edifici scolastici e ai punti di erogazione del servizio scolastico detti PES, raccolti a livello locale. In attivazione dei più recenti accordi tra Governo-Regioni-Enti locali, oltre al sistema dell’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica sono state reingegnerizzate anche le Anagrafi regionali dell’edilizia scolastica, è stato rinnovato il set delle informazioni relative agli edifici scolastici cui fanno riferimento le cosiddette “schede edifici” e quello delle informazioni relativo ai punti di erogazione del servizio, tradizionalmente note come scuole o plessi scolastici a cui fanno riferimento le cosiddette schede PES. Inoltre, è stato sviluppato il nuovo software di gestione delle ARES 2.0 al cui applicativo accedono Comuni, Unioni di Comuni, Province, Città Metropolitane, Istituzioni scolastiche e Regioni in quanto enti gestori della piattaforma. Gli Enti locali hanno il compito di aggiornare le schede degli edifici scolastici di loro competenza mentre i Dirigenti scolastici quello di compilare le schede del punto di erogazione del servizio scolastico. La Regione, che ha il compito di gestire il sistema informativo, potrà utilizzare l’applicativo ARES 2.0 per programmare gli interventi di edilizia scolastica. Il sistema realizzato sulle linee guida di design dei servizi per la PA si sviluppa in forma modulare seguendo la struttura concordata tra Stato e Regioni.

Emergono ancora incertezze e ritardi su diversi aspetti: in assenza dei tempi effettivi di avvio della nuova Anagrafe e delle condizioni per accedervi da parte degli utenti, oltre che degli enti preposti, rende non trasparenti e poco utilizzabili le informazioni sullo stato degli edifici e sugli interventi già effettuati e da realizzare; la programmazione degli interventi e la presentazione dei progetti relativi al PNRR, oltre che a quelli ordinari del piano triennale, è inficiata dal mancato aggiornamento delle analisi dati con il rischio che si ricorra a vecchi progetti; permane inspiegabilmente la non obbligatorietà rispetto al censimento nell’Anagrafe degli asili nido che sono ormai parte integrante del sistema scolastico, anche in relazione ai cospicui interventi previsti dal PNRR sulle nuove strutture e su quelle da recupere, da adibire ad asili nido e servizi per la prima infanzia.

In materia di edilizia scolastica è necessario affermare la necessità di una definizione chiara delle responsabilità e degli obblighi degli enti proprietari e dei Dirigenti scolastici insieme ad una regolamentazione delle procedure per garantire la costruzione degli edifici secondo standard di sicurezza e requisiti di sostenibilità e innovazione con la previsione di un set di informazioni e dati congruenti da implementare in piattaforma.

Il PNRR in Campania

Gli istituti scolastici della Campania potranno accedere ai finanziamenti su diverse Missioni e Componenti del PNRR. Da quando la sicurezza scolastica è divenuta un tema centrale per il nostro sistema scuola ogni avviso in termini di edilizia scolastica ha, al suo interno, il prerequisito o l’obiettivo di attestare un adeguamento alla normativa o comunque, ove non raggiungibile il pieno adeguamento, un miglioramento delle condizioni in termini di sicurezza.

A rivedere gli obiettivi del Decreto Ministeriale di Bianchi, gli interventi oggetto degli stanziamenti prevedono la realizzazione di obiettivi ambiziosi da qui fino al 2026: scuole innovative sia nell’aspetto architettonico che nelle caratteristiche strutturali e comunque la massimizzazione dell’efficientamento energetico, incremento del numero di posti disponibili per asili nido e servizi dell’infanzia nel perseguimento degli obiettivi del 33% dettati da Barcellona 2002 rifunzionalizzando spazi e riqualificando quelli esistenti, incremento delle infrastrutture destinate alle mense scolastiche per aumentare l’offerta formativa sul tempo pieno, realizzazione di spazi destinati alle attività sportive scolastiche per favorire l’accesso alla pratica sportiva e l’acquisizione di uno stile di vita corretto, interventi destinati esplicitamente alla messa in sicurezza e alla riqualificazione degli edifici scolastici talvolta vetusti e non rispettosi degli standard minimi previsti.

Questa è l’occasione per ammodernare il patrimonio edilizio e dotare le scuole di strutture e interventi capaci di migliorare la qualità dell’istruzione rendendola più equa e incisiva perché realizzata in spazi accoglienti, attrattivi e sicuri. La scuola rimane pur sempre lo spazio vitale dove si formano e crescono i cittadini del futuro. E il futuro della scuola “in sicurezza” pare cominciare adesso.

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