di Patrizia Maglioni
Intervista a Ermete Realacci, dalla sostenibilità costituzionale alle eccellenze dell’economia circolare, passando per il ruolo della Campania e delle nuove generazioni

Ermete Realacci, ambientalista di lungo corso, è presidente della Fondazione Symbola per le qualità italiane e tra i fondatori del Kyoto Club. Ha guidato Legambiente fin dagli inizi e ha ricoperto ruoli di primo piano nelle istituzioni, tra cui la presidenza della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati. Da sempre impegnato nella difesa dell’ambiente, ha promosso leggi fondamentali su ecoreati, piccoli comuni, agenzie ambientali ed ecomafie. Ha lavorato e lavora per uno sviluppo sostenibile legato all’innovazione, alla coesione e alla qualità: dall’efficienza energetica alle fonti rinnovabili, dalla lotta all’abusivismo edilizio al commercio equo, fino ai bonus per l’edilizia green. In questa intervista esclusiva per Poliorama traccia le sfide e le opportunità per l’Italia nella transizione verde.
Presidente Realacci, il termine sostenibilità è entrato nell’uso comune e riguarda sempre più le nostre vite. Il nuovo assetto della Costituzione italiana, con le integrazioni degli articoli 9 e 41 ha rafforzato il principio della sostenibilità dal punto di vista normativo introducendo “la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. Nelle considerazioni d’insieme, la decarbonizzazione è uno dei temi stringenti e uno dei fattori di competitività. L’Italia può essere un Paese protagonista per il raggiungimento degli obiettivi europei?
“Se parliamo di politiche industriali, di politiche centrali c’è ancora molto da fare. Se guardiamo l’Italia per quanto riguarda la sua economia reale, i suoi cromosomi produttivi sono, al contrario, molto avanti. Pur avendo in Italia una presenza interessante sulle fonti rinnovabili rimane comunque una presenza legata essenzialmente a quella che era la nostra eredità del passato sull’idroelettrico. Sul terreno delle rinnovabili, delle nuove rinnovabili, quelle che segnano il futuro abbiamo fatto molto meno di quello che era possibile fare, di quello che dobbiamo fare. Questo, peraltro, si traduce nel fatto che noi paghiamo l’energia ad un costo alto. Per capirci, quando si parla del fatto che l’Italia ha un costo dell’energia elettrica per le famiglie e per le imprese superiore a quello di altri Paesi europei, -prendiamo ad esempio quello di Germania, Francia e Spagna – il fenomeno ha varie origini: in Francia pesa il nucleare, che però è stato pagato dallo Stato, nel senso che se non avessero realizzato un importante investimento pubblico sul nucleare, quest’ultimo sarebbe molto più caro; in Spagna e in Germania si è visto invece un grande sviluppo delle rinnovabili. La Germania che all’inizio di questo millennio aveva il 6% di energia elettrica da fonti rinnovabili perché non aveva l’idroelettrico è attualmente al 60%, un dato che ha ampiamente superato l’Italia.
Non si deve quindi perdere tempo sul terreno delle rinnovabili perché sono fonti che costano meno e lo stesso ragionamento vale per le batterie, per l’auto elettrica. In termini di competitività ci sono ambiti in cui l’Italia è protagonista. Per l’incrocio storico cromosomico di bellezza, qualità, innovazione il nostro Paese è abituato a produrre valore consumando meno energie e materie prime. Anche se non molti lo sanno, noi siamo la superpotenza in Europa dell’economia circolare per quel che riguarda il recupero dei materiali nei cicli produttivi. Nello scarto dei materiali abbiamo delle percentuali di recupero dei rifiuti industriali 30 volte superiori alla media europea, ben maggiori rispetto a quelle di Francia e Germania. Questo ci fa risparmiare ogni anno decine di milioni di tonnellate di CO2 e quasi 20 milioni di tonnellate di petrolio. Tutto è accaduto perché noi siamo un Paese povero di materie prime e quindi abbiamo dovuto utilizzare quella grande fonte di energia rinnovabile e non inquinante che è l’intelligenza umana. Nel corso del tempo abbiamo dovuto specializzarci in settori nei quali bellezza e qualità sono state e sono il segno delle produzioni”.
Come coniugare oggi produttività, innovazione e posti di lavoro?
“In Italia siamo indietro per quanto riguarda le politiche nazionali e lì dobbiamo recuperare anche perché parti della nostra industria dipendono dal costo dell’energia. Abbiamo, tuttavia, una forza produttiva che è legata già da tempo alla qualità che è anche sostenibilità. Il nostro è il Paese europeo con il più alto tasso di riciclo sul totale dei rifiuti speciali e urbani prodotti (91,6%), un valore superiore alla media dell’Ue che si attesta al 57,9% e a quello di Germania (75,3%), Francia (79,9%) e Spagna (73,4%). L’Italia è prima nella classifica dell’innovazione ecologica per efficienza delle risorse (insieme al Lussemburgo) con un punteggio di 274 rispetto ai 147 punti della media europea. Su questa scala l’Italia è protagonista davanti a Paesi come Francia, Germania, Spagna sia nella produttività dell’uso delle materie prime, sia in termini di produttività per i consumi energetici. Non dimentichiamo poi che il nostro Paese si conferma come eccellenza europea nella raccolta e nella rigenerazione degli oli minerali esausti, con un tasso del 98%, a fronte del 61% dell’Ue. Un altro tra i comparti di eccellenza è quello delle aziende agricole biologiche dove l’Italia è al primo posto in Europa per realtà innovative con 82.627 operatori del settore. L’Italia con 856 denominazioni è anche prima in Europa per prodotti agroalimentari e vitivinicoli registrati e protetti. Sono molte le imprese che hanno fatto investimenti legati all’ambiente dalle fonti rinnovabili al recupero dei materiali, dal risparmio energetico alla riduzione dei consumi d’acqua, dall’innovazione di processo a quella di prodotto. Siano le imprese che vanno meglio, innovano di più, esportano di più, producono più posti di lavoro”.
Altri settori di eccellenza tutta italiana?
“Come possiamo vedere nel Pamphlet intitolato L’Italia in 10 selfie 2024 della Fondazione Symbola, una raccolta dati che viene consultata in tutto il mondo, dalle ambasciate alle Camere di commercio estero, tradotta in molte lingue tra le quali cinese e giapponese, molti sono gli ambiti di eccellenza. Ricordiamo, ad esempio, l’industria siderurgica verde che è prima tra i Paesi del G7 per quota di acciaio prodotto con ciclo a forno elettrico – la stima è pari all’86%. A seguire troviamo gli Stati Uniti con il 68%, poi il Canada con il 42% (dati del 2023). E non dimentichiamo che è italiana la prima acciaieria al mondo certificata Net Zero Emission, vale a dire a zero emissioni nette di anidride carbonica, un risultato che rende il settore molto competitivo sui mercati internazionali – secondo in Europa nella produzione dopo la Germania.
L’Italia ha altresì il primato mondiale per numero di siti nella Lista dei patrimoni dell’umanità. Ad oggi, dei 1.223 riconosciuti dall’UNESCO in 168 Paesi del mondo 60 sono in Italia, seguono Cina (59), Germania (54), Francia (53) e Spagna (50). Un altro tra gli ambiti di eccellenza è quello del design, settore in cui l’Italia è prima in Europa per fatturato e addetti con una crescita dei ricavi del +27,1% e dove circa il 75% dei creativi lavora secondo criteri di sostenibilità. Un terreno su cui abbiamo davvero molto da dire. Spaziando ulteriormente vediamo come l’Italia sia prima in Europa e seconda al mondo, per turismo congressuale con 553 iniziative ospitate nel 2023, superando Spagna (505), Francia (472) e Germania (463), seconda a livello mondiale soltanto agli Stati Uniti che ne contano 690. In cinque anni il nostro Paese è passato dal sesto posto al primo in Europa, registrando un notevole incremento con diverse città italiane nella top 100 mondiale come migliori destinazioni turistiche congressuali: Roma (7°), Milano (29°), Bologna (47°), Firenze (60°), Napoli (66°), Torino (78°) e Venezia (84°)”.
Secondo il Rapporto GreenItaly 2024 della Fondazione Symbola, lo scorso anno la Campania si è confermata prima regione del Mezzogiorno nel rafforzamento dell’economia circolare dell’industria, un dato significativo e incoraggiante.
“La Campania ha reagito con coraggio a quella che era una crisi legata al traffico dei rifiuti. Io sono il primo firmatario della legge sugli ecoreati, una legge legata alla questione delle ecomafie, all’impatto criminale sull’ambiente. La Campania ha conseguito buoni risultati sulle raccolte urbane e questo è un dato importante.
In Campania c’è inoltre una bella creatività nel fare impresa, una capacità peculiare che dà luogo a pratiche di qualità. Per fare un esempio, le imprese di Magaldi – nel salernitano – sono molto attive nel settore delle batterie. Hanno inventato una batteria che consente di conservare il calore con la sabbia (green thermal energy storage) per cui utilizzando sabbia fluidizzata immagazzinano energia termica ad alta temperatura. Ma vi sono anche diverse industrie alimentari sostenibili che si dedicano a progetti di qualità e rispetto ambientale. Uno di questi riguarda la mozzarella di bufala che segue una filiera senza emissioni di CO2”.
Le scuole campane sono impegnate in diversi progetti ambientali. Lei che è stato uno dei primi ambientalisti in Italia ritiene che si sia giunti ad una consapevolezza etica fondante che muove e muoverà senza indugi le nuove generazioni?
“La metà dei giovani già oggi e ancora di più in futuro ha e avrà a che fare con la sostenibilità in ambito lavorativo. In passato si sentiva dire che l’ambiente pur come termine importante non avrebbe dovuto danneggiare l’economia. Oggi vale sostanzialmente il contrario in quanto chi non si muove sul terreno della sostenibilità indebolisce il sistema produttivo rendendo più vulnerabili le nostre imprese in termini di competitività e coesione. Siamo il Paese europeo con la percentuale più alta di riciclo dei rifiuti, l’efficienza e le rinnovabili sono il cuore della transizione verde, la chiave delle sfide del futuro. Circa il 40% dei nuovi posti di lavoro sono legati in diversi comparti a questa frontiera, il settore di ricerca e sviluppo in termini di sostenibilità riguarda l’80%, così pure il comparto dell’edilizia, dell’agricoltura. Il terreno dell’innovazione in ambito ecologico è, in sostanza, quello che si presta a nuove avventure, i giovani saranno certamente in grado di coglierle”.


