di Maria Esposito
Il target n+3 del Pr Campania Fesr 2021-27, da raggiungere alla data del 31 dicembre 2025 – ammontava a 661,8mln/€ in quota UE (pari a circa 945mln/€ in quota totale), di questo risultavano, al 30 novembre, già certificate spese e anticipazioni per un totale di circa 670 mln/€ (quota UE), cui si sono sommati ulteriori oltre 32,72mln/€ (quota UE,) nell’ultima battuta dell’anno, portando il totale a poco più di 700 milioni (quota UE).
Questi dati hanno consentito di conseguire il target n+3 del 2025, mettendo da parte anche un piccolo tesoretto per il prossimo anno che, lo anticipiamo, sarà tutt’altro che semplice. Per ora guardiamo il bicchiere mezzo pieno, ma consapevoli che la barca dei fondi di coesione, così come li abbiamo conosciuti, sta navigando un mare aperto tutt’altro che pacifico, tra onde gigantesche, nubi scure e minacciosi lampi all’orizzonte. Senza contare che il nuovo Quadro Finanziario Pluriannuale e la proposta di riforma dei fondi, presentate dalla Commissione la scorsa primavera e attualmente nel pieno delle discussioni, sembrano indirizzati verso un radicale mutamento della natura stessa della loro programmazione e attuazione, tra l’altro attraverso l’introduzione del Piano Nazionale di Riforma (destinato a raccogliere i vecchi Programmi Nazionali e Regionali) e con la forte caratterizzazione verso un modello a M&T stile PNRR.
Sembra un ridondante refrain, ma la realtà dei fatti è che la concorrenza e l’effetto spiazzamento generato dalla coesistenza con uno straordinario strumento quale il PNRR – in scadenza il prossimo anno – ha ingenerato un effetto spiazzamento delle dimensioni addirittura maggiore di quanto ipotizzabile. Avevamo più volte denunciato come – in particolare gli enti locali – avrebbero avuto difficoltà a gestire contemporaneamente la pluralità di fondi a disposizione (con una prevalenza per lo strumento PNRR presentato come più semplice e di immediata esecuzione), quello che non avevamo considerato era la scarsità di forniture che si sarebbe generata (basti pensare alle commesse nel campo dei trasporti), come pure la scarsità di tecnici a disposizione per produrre progettazioni di livello adeguato agli investimenti. Tutti elementi che hanno fortemente penalizzato la politica di coesione, improvvisamente diventata secondaria nelle priorità rispetto al PNRR. Ad oggi, mentre aspettiamo di capire quelli che saranno i concreti risultati prodotti dal Piano di Ripresa e Resilienza – che tra riprogrammazioni e strumenti finanziari – nel frattempo ha più volte cambiato pelle e rivisto a ribasso le proprie ambizioni, possiamo solo confrontarci con una realtà dei programmi FESR regionali e nazionali che stenta a produrre quella spinta capace di produrre l’inerzia di spesa anche per gli anni a venire.
Se si analizza il livello di avanzamento dei programmi – così come certificato dal “Bollettino Monitoraggio Politiche di Coesione”, che peraltro fotografa la situazione al 31 agosto 2025, della Ragioneria generale dello Stato – il dato del PR Campania Fesr 2021-2027 relativo alla percentuale di avanzamento dei pagamenti (5,06%, sicuramente non lusinghiero) risulta, tuttavia, superiore alla media delle regioni del Mezzogiorno (che si attestano al 3,63%). Una differenza che, se si considera il livello degli impegni di spesa già conseguiti, risulta anche più marcata (14,38% Campania, a fronte di una media dell’8,45%) a testimonianza che gli investimenti stanno procedendo e che nei prossimi anni saranno visibili i risultati delle operazioni in corso di attuazione.
Nondimeno resta il tema più generale della disparità di capacità di gestione tra i programmi Regionali, nel loro complesso, se paragonati con l’incapacità di spesa dei Ministeri, certificato dagli stessi dati della Ragioneria dai quali si evince che ben 4 programmi nazionali (Scuola e Competenze; Salute; Inclusione; Cultura) presentano un tasso di assorbimento inferiore all’1%, di cui due fermi a zero e un quinto (PN Metro) fa segnare appena il 3,77%. Una situazione che il nostro Paese, peraltro, condivide con il resto dell’Europa, tanto è vero che la stessa Commissione europea si è determinata a utilizzare la prevista Revisione di medio termine, per introdurre una serie di flessibilità nuove e di elementi di semplificazione che si spera riusciranno, già dal prossimo anno, a imprimere una svolta a una programmazione che, addirittura, stenta ad assumere una forma compiuta, non solo in termini finanziari e di spesa, ma financo negli orizzonti strategici e politici.
L’Amministrazione regionale campana, come noto, negli ultimi due anni – dapprima con la piattaforma STEP e oggi con le nuove priorità introdotte con la MTR – si è determinata a dare il proprio contributo ai nuovi indirizzi e obiettivi che un’Europa in perenne movimento ha scelto di assegnarsi. Si tratta di sfide molto impegnative, sia in termini di settori di investimento, sia di ammontare delle risorse investite in ambiti di stringente attualità e storiche criticità per il territorio campano: ciclo integrato delle acque, edilizia scolastica, dissesto idrogeologico, miglioramento della gestione dei rifiuti, tra gli altri, senza dimenticare il sostegno ai settori produttivi e alle strategie territoriali, a finire, non per importanza, con il nuovo obiettivo di rafforzamento della qualità e della disponibilità di housing sostenibile e a prezzi accessibili.
Il 2026 si presenta, quindi, come un anno insieme difficile e di svolta. La chiusura del PNRR – di certo – catalizzerà, anche giustamente e se possibile ancora di più, tutte le attenzioni. Ma non bisogna dimenticare che i Fondi per la coesione – prima, dopo e a prescindere dall’intervento straordinario attuato mediante il PNRR – hanno rappresentato e continueranno a rappresentare le principali risorse per investimenti strutturali e di medio-lungo periodo, senza i quali, tra l’altro, non avremmo conseguito progressi importanti nell’ambito della ricerca e delle innovazioni, non avremmo continuato a infrastrutturare i nostri territori e le nostre città, non ci sarebbero stati investimenti per il contrasto ai rischi e al dissesto idrogeologico, non avremmo migliorato la gestione dei rifiuti e delle acque.
Un anno difficile, quindi, il 2026 che vedrà impegnata la Regione Campania – dai nuovi vertici politici alle strutture amministrative – nell’ardua sfida di spendere circa un miliardo di euro, target di spesa previsto per la prossima annualità. Ma un anno di svolta, perché spendere quel miliardo di euro, e spenderlo bene, significherà rafforzare il sistema produttivo e territoriale della nostra regione, contribuire al superamento di storiche tare e criticità, ridisegnare il volto dei nostri centri urbani, migliorare le vie di comunicazione e i trasporti e, last but not least, a lanciare un grande piano di housing, per migliorare le condizioni del mercato immobiliare aumentando le possibilità che famiglie e giovani riescano ad avere accesso a una abitazione di proprietà a prezzi accessibili.



